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La Mia Escale Torrida con lo Sconosciuto Timido all’Hotel di Milano

Ero atterrata a Milano per un viaggio d’affari lampo, un ricevimento in un castello-hotel chic. Il sole italiano picchiava forte, ma l’aria condizionata dell’atrio mi accarezzava la pelle sudata. Esco dalla macchina, le gambe nude sotto il vestito rosa leggero, e sento gli occhi di un ragazzo su di me. Si chiama Pierre, francese, giovane, timido, forse vent’anni, figlio di un’amica dell’organizzatrice. Mi fissa le cosce mentre apro il baule.

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“Prendi la borsa, Pierre?” gli dico con un sorriso malizioso. Lui arrossisce, afferra il sacco pesante, e il suo sguardo scivola sul mio culo che sporge. Aaah, quel tremore nelle mani… Saliamo le scale, il mio vestito si tende a ogni gradino, le cuciture dei collant neri che salgono dalle caviglie al mio fondoschiena succoso. Sento il suo respiro accelerato dietro di me.

L’Arrivo all’Hotel e la Tensione che Sale

“Non ti secca accompagnarmi?” domando, sfiorandogli la guancia. “Sei un tesoro.” Arriviamo nella camera gialla, aria fresca dalla clim, odore di lenzuola pulite. “Entra, posala sul letto.” Lui obbedisce, gli occhi bassi. “Aspetta, aiutami a cambiarmi?” Il cuore gli batte forte, lo vedo. Passo dietro il paravento, alzo le braccia. “Chiudi la zip dietro, piano…”

Mi giro, il vestito scivola giù piano, piano… Sento i suoi occhi. Nuda di schiena, solo la culotte nera e il reggicalze. Non sa che lo specchio mi tradisce: lo vedo fissarmi, la bocca aperta. Mi tocco i seni grossi, liberi ora, capezzoli rosa duri. Mi piego, tiro i collant, il culo enorme verso di lui. Sento la sua eccitazione, l’aria si fa elettrica. Poi la nuova robe rossa bustier, stretta… “Pierre, vieni, tira su la zip.” Le sue dita tremano sul mio dorso nudo, risale lenta fino al collo. Mi inarco: “Troppo stretta, ho preso peso…” Lui deglutisce, le mani ferme sui fianchi.

La sera, al lounge VIP dell’hotel, cuoio dei divani che scricchiola sotto il mio culo, rumori lontani di motori dall’aeroporto vicino. Bevo champagne, ballo con tutti, ma lo cerco. Lo trovo solo, sognante. “Pierre, vieni a ballare con me? Un slow…” Lo tiro per il braccio, usciamo sulla terrazza, aria calda, stelle sopra Milano. Le sue mani sui miei fianchi, i miei grossi tette contro il suo petto magro. Sento la sua verga indurirsi nei pantaloni sottili. “Oh Pierre…” gli sussurro all’orecchio, spingendomi contro.

L’Esplosione di Passione e l’Addio Frettoloso

Lui trema, ma io lo voglio. Lo trascino in un angolo buio del lounge, VIP deserto. “Qui, ora… nessuno ci giudica, domani riparto.” Gli abbasso i pantaloni, la sua cazzo giovane, dura, pulsanti. “Bella, dura per me?” La prendo in bocca, sapore salato di sudore, lecca le palle pelose. Geme: “Suzy… non ho mai…” Lo spingo sul divano di cuoio, mi siedo sopra, la fica bagnata che lo ingoia tutto. “Cazzo, che stretto!” Cavolgo forte, tette che rimbalzano fuori dal bustier, capezzoli succhiati da lui affamato. “Leccami, mordi!” Gemo, il rumore umido della mia fica che sbatte sul suo pube.

Lo giro, a pecorina sul cuoio caldo, culo in aria. “Spingi, scopami duro!” Entra profondo, pacche sul mio culo grasso, “Puttana italiana…” grugnisco io. Sento le palle che sbattono, il suo cazzo gonfio. “Vengo…” esplode dentro, sborra calda che mi riempie, cola giù sulle cosce. Io vengo dopo, tremando, un urlo soffocato.

Ora, seduta in treno verso l’aeroporto, il volo per Roma tra un’ora. Sento ancora il suo sperma secco sulla pelle, il sapore in bocca. Lui non sa il mio numero, io il suo nome vero. Anonimato totale, libertà del viaggio. Che botta, quell’urgenza… nessuno a casa lo saprà mai. Il cuore batte ancora forte, la fica pulsa al ricordo.

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