La Mia Scappatella Infuocata nel Lounge dell’Aeroporto
Ero a Fiumicino, diretta in Sardaigne per le mie vacanze al mare. Il volo ritardato di tre ore, che palle. Mi rifugio nel lounge VIP, aria fresca della clim che mi accarezza la pelle sudata dal sole romano. Seduta sul divano in pelle nera, morbida e calda contro le cosce, ordino un prosecco. Lui è lì, un francese alto, occhi azzurri, camicia aperta sul petto abbronzato. Mi guarda, sorride. ‘Prima volta qui?’ dice con accento sexy. Io annuisco, gambe accavallate, la mia gonna leggera sale un po’. Parliamo di viaggi, di libertà lontani da casa. Nessuno ci conosce, l’anonimato eccita. La sua mano sfiora la mia coscia, ‘Calda come il sole italiano’, sussurra. Sento la fica bagnarsi piano, il cuore batte forte. ‘Andiamo in camera?’, propongo io, audace. Lui annuisce, occhi famelici.
L’albergo dell’aeroporto è a due passi. Camera anonima, lenzuola bianche, rumore dei motori in lontananza. Ci baciamo contro la porta, lingue avide, mani ovunque. Strappo la sua camicia, lecco il sale sulla sua pelle. ‘Cazzo, sei una troia italiana’, geme lui. Io rido, ‘Fottimi forte, straniero’. Mi sdraio sul letto, apro le gambe. Lui mi toglie le mutandine, le annusa. ‘Puzzi di figa eccitata’. La sua lingua sulla mia fessura, lecca il clitoride gonfio, succhia le labbra tumide. Io gemo, ‘Sì, leccami la fica, più profondo’. Infilo le dita nei suoi capelli, spingo la sua testa. Lui infila due dita dentro, mi scopa con la mano mentre mi mangia. Io vengo urlando, ‘Sto venendo, cazzo!’. Succhi fluido sulla sua bocca.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Mi alzo, lo spingo sul letto. Gli abbasso i pantaloni, il cazzo salta fuori, duro, venoso, cappella rossa lucida di pre-sborra. ‘Che bel cazzo francese’, dico leccandomi le labbra. Lo prendo in bocca, succhio piano, lingua sul frenulo. Lui ansima, ‘Mmm, troia, succhialo tutto’. Lo ingoio profondo, gola piena, saliva che cola. Gli massaggio le palle pelose. Poi monto sopra, guida il cazzo nella mia fica bagnata. ‘Ahhh, entri tutto’, gemo scendendo piano. Cavalcata selvaggia, tette che rimbalzano, lui le afferra, pinza i capezzoli duri. ‘Scopami più forte!’, urlo. Lui mi ribalta, mi spacca in missionario, cazzo che sbatte sul collo dell’utero. Sudore che cola, pelle che schiocca. ‘Ti riempio di sborra’, ringhia. Io stringo la fica, ‘Sì, sborrami dentro, fammi incinta di sperma straniero’. Lui esplode, fiotti caldi che mi inondano, io vengo di nuovo, spasmi intorno al suo cazzo.
Ci laviamo veloci sotto la doccia, risate nervose. ‘Devo prendere il volo’, dico baciandolo. Lui sorride, ‘Torna presto, italiana’. Esco, aria calda del tramonto, profumo di mare in lontananza. Sul gate, seduta con la figa ancora gonfia di sborra che cola nelle mutandine, rivivo tutto: il sapore del suo cazzo in bocca, il bruciore del suo sperma dentro. L’anonimato totale, nessuno sa. Libertà pura, lontana da casa. Il mio corpo trema di eccitazione, già sogno il prossimo viaggio.