La Mia Notte Infuocata nel Lounge di Lione
Ero a Lione per un viaggio d’affari, atterrata tardi dall’Italia. L’aeroporto puzzava di caffè bruciato e clacson lontani. Preso il taxi, arrivai all’hotel verso le 22. Il lobby era un’oasi di luci soffuse, divani in pelle che scricchiolavano sotto il mio culo stanco. Avevo fame, i panini dell’aereo erano finiti. Mi sedetti al bar del lounge, ordinai un prosecco fresco, la condensa che gocciolava sul bicchiere.
Lui era lì, un francese sulla quarantina, elegante, camicia aperta sul petto peloso. Mi fissò negli occhi, sorriso malizioso. ‘Sembri persa, bella italiana’, disse con accento sexy. Ridacchiai, ‘Solo affamata. Tutto chiuso qui?’. ‘C’è un bouchon aperto a St Jean, vieni con me?’. Esitai un secondo, il cuore che batteva forte. Lontana da casa, nessuno mi giudicava. ‘Dammi cinque minuti, mi cambio’. Salii in camera, scelsi la gonna in pelle corta, top attillato, tacchi che cliccavano sul marmo. Scesi, lui mi squadrò: ‘Porca puttana, sei una bomba’.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Camminammo mano nella mano verso la Saône, aria umida che mi accarezzava le cosce. Al ristorante, tardi, tavoli semivuoti. Ordinò rosé provenzale, freddo e frizzante. Parlavamo, i suoi occhi sul mio seno. ‘Mi fai impazzire’, mormorò. Sotto il tavolo, la sua mano salì sulla mia gamba, dita ruvide sulla pelle. Sentivo la fica bagnarsi, l’urgenza del mio volo domani mattina. Un tipo giovane ci provò con me al bagno: ‘Lascia quel vecchio, vieni con me’. Lo morsi sul dito, ‘Vaffanculo!’, e tornai da lui fiera, eccitata.
Uscimmo, lui mi strinse la vita. ‘Sei una tigre’. Parcheggiammo l’auto in un vicolo buio, ma non bastava. Guidò nervoso sull’autostrada deserta, rumori di motori che vibravano nel buio. Uscì a una strada di campagna, spense tutto. ‘Qui, ora’. Mi baciò il collo, sapore di sale e vino. La sua mano sotto la gonna, dita che sfregavano la mia figa fradicia attraverso le mutandine. ‘Cazzo, sei inzuppata’. Mi inginocchiai sul sedile, slacciai i suoi pantaloni. Il cazzo saltò fuori, grosso, venoso, cappella lucida di pre-sborra. Lo leccai dalla base, palle pelose in bocca, lingua che ruotava sul buco.
L’Esplosione di Passione e il Ricordo Torride
‘Prendilo tutto, troia italiana’, grugnì. Lo ingoiai, gola piena, saliva che colava. Le sue mani nei miei capelli, pompava forte, ‘Cazzo, sì, succhia!’. Sentivo la mia fica pulsare, mutande zuppe. Mi spinse fuori, contro la portiera, erba umida sotto le ginocchia. Aprii la gonna, non volevo sporcarla. Lo presi in bocca di nuovo, dita nel suo culo stretto, lo spinsi dentro. ‘Oh merda, sto venendo!’. Sborrò caldo, denso, schizzi in gola, ne ingoii metà, il resto mi colò sul mento. Mi baciò, assaggiando il suo sperma misto al mio.
La mia fica esplose senza toccarla, orgasmo che mi tremava le gambe. Pulimmo alla meglio con fazzoletti, risate nervose. Rientrammo in hotel, corpi appiccicosi di sudore e notte.
Il mattino dopo, treno per l’aeroporto. Seduta, sentivo ancora il sapore del suo cazzo in bocca, la fica indolenzita. L’anonimo totale, solo un messaggio: ‘Torna presto, italiana’. Sorrisi, libertà pura, lontano da casa. Nessuno sa, ma io lo ricorderò per sempre.