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La Mia Prima Volta nel Culo sul Barcone, Lontana da Casa

Ero in viaggio d’affari a Napoli, lontana da Milano, libera da tutto. L’aria salmastra del porto mi stuzzicava la pelle, il sole italiano caldo sulla mia abbronzatura. Dopo una giornata di riunioni, mi rifugiai nel lounge VIP dell’hotel, quel divanetto in pelle che scricchiolava sotto di me. Sudavo un po’, la clim gelida mi faceva venire i brividi.

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Lo vidi lì, un capitano sulla quarantina, camicia bianca aperta sul petto peloso, occhi scuri che mi squadravano. Mi offrì un prosecco, il bicchiere fresco contro le labbra. Parlammo di mare, di libertà. ‘Sei qui per lavoro o per scopare?’, mi disse ridendo. Arrossii, ma risposi: ‘Entrambi, capitano’. La sua mano sfiorò la mia coscia, il cuoio del divano appiccicoso per il sudore. Sentivo la fica bagnarsi, l’eccitazione dell’ignoto. Domani il mio volo per Milano, nessuno mi conosceva qui.

L’Incontro al Lounge e la Tensione che Sale

Mi portò al porto, il cuore che batteva forte. Il suo barcone, legno vecchio che odorava di salsedine e cera. Sole al tramonto, occhi che bruciavano. ‘Sali, bella’, disse. Indossavo un vestitino bianco leggero, niente sotto, come mi aveva ordinato nei messaggi. Enjambai, le gambe tremanti. Dentro, il carré con hublot che filtravano luce arancione, banchette in teak.

Mi girai, lui mi fissava il culo. ‘In ginocchio, puttanella mia’, ordinò. Mi inginocchiai, lui tirò fuori il cazzo duro, grosso, venoso. Lo presi in bocca, sapore salato di mare e uomo, lo succhiai avida, la lingua sul glande gonfio. Gemeva, ‘Brava troia’. Mi afferrò i capelli, scopandomi la gola fino a lacrimare.

‘Alzati e gira’, ringhiò. Mi spinsi contro la tavola delle carte, slacciai il vestitino, lo feci cadere. Nuda, il culo esposto, fresco d’aria marina. Prese un giubbotto di salvataggio, lo mise sul bordo. ‘Piegati’. Obai, le tette schiacciate, il cuore in gola. Mi accarezzò le chiappe, spalancò le cosce. Lubrificante freddo che colava sul buco del culo, dita che lo massaggiavano, entravano piano.

L’Acte Anal Intenso sul Barcone

‘Conta fino a tre’. ‘Uno’, dissi, tesa. ‘Due’. Spinse la cappella contro il mio ano vergine, bruciava. ‘Tre’. Entrò piano, dolore lancinante, urlai piano. ‘Rilassati, cazzo’. Rimase fermo, il suo cazzo pulsava dentro, mi riempiva. Poi spinse tutto, pancia contro il mio culo, sudore che colava. Iniziò a pompare, lento, il rumore bagnato del lubrificante, il mio ano che si apriva.

‘Oh sì, scopami il culo!’, gemetti, il dolore che diventava piacere profondo. Accelerò, pacche sul culo, ‘Prendilo tutto, troia’. Mi masturbavo la fica, clitoride gonfio, onde di godimento. Venni forte, il culo che stringeva il suo cazzo, urla rauchi. Lui continuò, spinte secche, violente. ‘Sto venendo!’, grugnì, e sparò nel mio culo, sborra calda che riempiva, colava.

Restammo così, ansimanti, odore di sesso e mare. Ci rivestimmo veloci, un bacio salato. ‘Torna per una crociera vera’, disse ridendo.

Ora sul treno per l’aeroporto, culo dolorante, sborra che ancora sgocciola nelle mutande. Nessun rimpianto, solo voglia di altro. Lontana da casa, tutto è permesso. Anonymato totale, il mio segreto italiano.

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