La Mia Escale Infuocata nel Lounge dell’Aeroporto

Ero di ritorno da un viaggio d’affari a Parigi, stanca ma eccitata dall’idea di tornare in Italia. L’aeroporto di Fiumicino brulicava di gente, l’aria condizionata gelida mi faceva venire i brividi sotto il vestito leggero. Mi rifugiai nel lounge VIP, quel posto di lusso con poltrone di pelle nera che scricchiolano sotto il peso, odore di caffè forte e rumori ovattati dei motori in lontananza.

Mi siedo, accavallo le gambe, la gonna si tende sulle cosce. Sento uno sguardo. Lui, un ragazzo giovane, forse vent’anni, straniero, capelli scuri, occhi penetranti. Indossa una camicia sbottonata quel tanto che basta per far intravedere i muscoli. Si avvicina al bar, ordina un drink. I nostri occhi si incrociano. ‘Bella vista, eh?’, dice con accento francese, sorridendo. Io rido, ‘Meglio di te?’. Parliamo, flirt leggero. Mi racconta del suo volo perso, io del mio rientro. La pelle mi pizzica, l’eccitazione dell’ignoto mi invade. Lontana da casa, nessuno mi conosce. Libera.

L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale

Si siede vicino, la coscia sfiora la mia. La pelle del divano è calda, appiccicosa. ‘Hai una bocca che invita al peccato’, sussurra. Io arrossisco, ma allargo un po’ le gambe, la fessura della gonna rivela la curva interna della coscia. Lui fissa, deglutisce. ‘Vuoi vedere di più?’, gli dico piano, la voce trema. Annuisce. Mi alzo, lo prendo per mano. ‘C’è una saletta privata qui dietro’. Urgenza del volo tra un’ora, ma chi se ne frega.

Entriamo, chiudo la porta. Lo spingo contro il muro, lo bacio vorace. Lingue che si intrecciano, sapore di whisky e sudore. Gli slaccio la camicia, mani sui pettorali duri. ‘Cazzo, sei una bomba’, geme. Io mi inginocchio, tiro giù i pantaloni. Il cazzo balza fuori, grosso, venoso, cappella gonfia. Lo lecco dalla base, assaporo il sale della pelle. ‘Mmm, duro per me’. Lo prendo in bocca, sugo profondo, gola che si contrae. Lui ansima, afferra i miei capelli.

L’Acte Selvaggio e il Ricordo Ardente

Mi alzo, mi tiro su la gonna. Niente mutande, la fica già bagnata, labbra gonfie. ‘Scopami ora, non c’è tempo’. Si gira, mi piega sul tavolo. Sento la cappella spingere contro la fessura, entra di colpo. ‘Ahh! Sì, forte!’. Mi riempie, cazzo che pulsa dentro, pareti strette che lo stringono. Spinge violento, pacche sulle chiappe, il rumore umido della fica che schizza. ‘La tua figa è una fica bollente, troia italiana’. Io gemo, ‘Fottimi più duro, fammi venire’. Mi tocca il clito, dita ruvide, io spingo indietro, culo contro pancia. Sudore che cola, gusto salato sulla schiena.

Vengo prima, spasmi violenti, squirt che bagna il pavimento. Lui accelera, ‘Sto per sborrarti dentro’. ‘Sì, riempimi la fica!’. Esplode, getti caldi che inondano, colano giù sulle cosce. Ansima, crolla su di me. Pochi minuti, ci rivestiamo frettolosi. Baci, sorrisi complici. ‘Torna in Italia, io riprendo il volo per Parigi’.

Ora sul gate, il cuore batte ancora. Sento il suo sperma scivolare dentro le mutande che mi sono rimessa. L’anonimato totale, nessuno sa. Libera, eccitata dal ricordo. Il sapore del suo cazzo in bocca, il bruciore della fica piena. Prossimo volo, chissà…

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