La Mia Scopata Torrida con il Masseur a Djerba

Uff, quel ronzio nella testa non passava. Mal d’aereo bastardo, due ore di turbolenza da Roma a Djerba. I miei amici, per i miei trent’anni, mi avevano regalato questa settimana al mare tunisino. Arrivo barcollante, tutti gentili, il direttore mi fa portare un tè in camera. Terrazza sulla piscina, palme alte, il Mediterraneo che luccica. Doccia fresca, indosso un vestitino leggero, esco.

L’hotel è semideserto, fuori stagione, solo pensionati che mi fissano. “Tutto bene, signorina?” Ridono bonari. Io, italiana focosa, lontana da casa, mi sento libera. Nessuno mi giudica qui. Prendo un cocktail al bar del lounge, pelle d’oca per la brezza salmastra. Eccolo lì, Hamid, il masseur, alto, muscoloso, cinquant’anni, occhi scuri. Parlo con il barista, lui si avvicina, mi offre un massaggio gratis per il malessere. “Vieni, relax.” Voce profonda, accento che mi fa fremere.

L’Arrivo e la Tensione nel Lounge dell’Hotel

Accetto. La spa è profumata di spezie, luci soffuse, clim che rinfresca la pelle sudata. Mi spoglio, peignoir sottile, mi sdraio a pancia in giù. Le sue mani enormi, unte d’olio caldo, partono dai piedi. Su per i polpacci, cosce… esito, apro un po’ le gambe. “Rilassati,” mormora. Il sole filtra dalle persiane, calore italiano che mi ricorda casa, ma qui è diverso, proibito. Sento la figa bagnarsi, il cuore batte forte. Passa sul culo, dita che sfiorano la raia. Trasalgo, ma gemo piano. “Va bene così?” Sì, cazzo, sì.

Mi gira, nuda davanti a lui. Mani sul seno, capezzoli duri come sassi. Scendo con lo sguardo sul suo rigonfiamento sotto la tunica. “Hamid…” Lo tiro giù, gli slaccio i pantaloni. Cazzo grosso, venoso, cappella viola gonfia. Lo prendo in mano, lo lecco, sapore salato di sudore e mare. “Sssh, veloce, il tuo volo è domani.” Urgenza del distacco, libertà totale. Mi sdraio, gambe spalancate, lui tra le cosce. Mi lecca la figa, lingua ruvida sul clitoride, succhia le labbra tumide. “Buona, italiana dolce.” Infilo dita nei suoi capelli popei-salati.

L’Orgasmos Intensissimo e l’Addio Anonimo

Mi penetra piano, cazzo che mi spacca, piena fino in fondo. “Ahhh, sì, fottimi forte!” Pistona, pancia contro pancia, sudore che cola, clim che ronza. Sento il suo sacco sbattere sul mio culo, olio che schizza. Mi gira a pecorina, mi afferra i fianchi, mi martella. “Cazzo, che fica stretta!” Gemo, urlo, orgasmos che mi squassa, pareti che pulsano sul suo uccello. Lui grugnisce, pompa, mi riempie di sborra calda, che cola tra le cosce. Resto lì, tremante, sapore di sale sulla pelle, il suo odore muschiato.

Si riveste in silenzio, un bacio sulla schiena. “Grazie, bella.” Esce. Io sotto la doccia, acqua che lava il peccato. Notte insonne, corpo indolenzito, figa gonfia. Al mattino, bagagli, gruppo di nonni mi saluta. Aereo decolla, vibrazioni che mi fanno rivivere tutto. Lontana, anonima, quel ricordo bollente mi scalda il volo di ritorno. Nessun nome, solo piacere crudo. Torno cambiata, affamata di altri lounge stranieri.

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