L’Escalo Infuocato nel Lounge dell’Aeroporto: La Mia Avventura con uno Sconosciuto
Ero diretta a Cagliari per le mie prime vacanze al mare da sola, dopo quel bastardo di ex marito beccato con la sua segretaria. Quarantacinque anni, corpo ancora sodo – tette piccole ma cape dure come chiodi, fica pelosa e clitoride grosso che impazzisce al tocco. L’aeroporto di Fiumicino brulicava, ma io avevo l’accesso al lounge VIP. Aria fresca della clim, sedili in pelle nera che scricchiolavano sotto il mio culo, rumore sordo dei motori lontani. Sudavo un po’ per il caldo romano estivo, sapore di sale sulla pelle.
Mi siedo con un prosecco, gambe accavallate, gonna corta che sale sulle cosce piene. Lui arriva: spagnolo, sui 40, alto, occhi neri profondi, camicia aperta sul petto abbronzato. Si appoggia al bancone, mi guarda. ‘¿Todo bien?’, sorride. Io rido, ‘Bene, ma tu sei troppo figo per questo posto’. Parliamo: lui in transito per Madrid, io per la Sardegna. Mani che sfiorano i bicchieri, ginocchia che si toccano sul cuoio caldo. Sento la fica bagnarsi, le mutande appiccicose. ‘Hai occhi che uccidono’, gli dico, mordendomi il labbro. Lui: ‘E tu un corpo da leccare piano’. La tensione sale, respiri pesanti, dita sue sulla mia coscia nuda. ‘Il mio volo è tra un’ora, ma…’. Lo interrompo: ‘Andiamo da qualche parte’. Cuore che batte forte, libertà lontana da casa, nessuno mi giudica.
L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale
Ci infiliamo in una saletta privata del lounge, prenotata da lui con punti miglia. Porta chiusa, luci basse, odore di cuoio e sudore. Mi spinge contro il muro, bocca sulla mia, lingua che invade. ‘Cazzo, sei bagnata’, mormora palpandomi la fica sopra la gonna. Tiro giù la zip, il suo cazzo salta fuori: lungo, venoso, cappella gonfia. ‘Mmm, che bestia’, gemo inginocchiandomi. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola, sapore salato della pelle. Lui geme: ‘Sí, puta italiana, succhialo tutto’. Mi alzo, gli giro le spalle, alzo la gonna, sposto le mutande. ‘Scopami ora, forte’. Entra di colpo, fica piena, clitoride strofinato dal pelo mio e suo. ‘Ahh, sí, cosí!’, urlo piano. Pumpe veloci, palle che sbattono sul mio culo, tette che rimbalzano libere dal reggiseno slacciato. Sudore che cola, clim gelida sulla pelle bollente. Mi gira, mi sbatte sul divanetto di pelle, gambe spalancate. ‘Guarda questa fica pelosa, leccala’. Basso la testa, lingua sul mio clito turgido, dita dentro che frigono. Vengo urlando, succhi che schizzano. Poi mi monta di nuovo, cazzo che martella, ‘Ti riempio, troia’. Sborra calda, densa, jets sui miei peli, pancia, tette. Ansimo, gusto il suo sperma salato mescolato al mio umore.
Cinque minuti dopo, ci rivestiamo frettolosi. ‘Il tuo volo?’, ride lui. Bacio ultimo, sapore di sesso in bocca. Torno al gate, gambe molli, fica che gocciola ancora nella gonna. Sul volo, sedile stretto, rumore motori che ronza, ricordo ogni spinta, il cuoio appiccicoso, il suo cazzo in gola. Anonimato totale, lui a Madrid, io al mare. Libera, eccitata, clito che pulsa sotto le dita discrete. Non lo rivedrò mai, ma questa escale torride mi ha resuscitata. Prossimo viaggio? Chissà chi incontro.