La Mia Avventura Torrida nel Lounge dell’Aeroporto: Sesso con uno Sconosciuto
Ero in viaggio d’affari da Roma a Milano, un volo serale. L’aeroporto pullulava di gente stanca, ma io mi sentivo libera, lontana da tutto. Nessun giudizio, solo l’eccitazione dell’ignoto. Mi rifugiai nel lounge VIP, poltrone di cuoio morbido che scricchiolavano sotto il mio culo. L’aria condizionata gelida mi faceva venire i brividi, i capezzoli duri sotto la camicetta leggera.
Ordinai un prosecco, il bicchiere fresco contro le labbra. Lui era lì, seduto di fronte: alto, moro, occhi azzurri penetranti, camicia sbottonata che lasciava intravedere pettorali scolpiti. Straniero, forse americano, valigia accanto. ‘Posso unirti?’, disse con accento sexy. Annuii, sorridendo. ‘Certo, sono Giulia, da Roma.’ Chatramos: lavoro, viaggi, noia dei voli. Il suo profumo mascolino mi avvolgeva, misto all’odore di caffè forte. Le nostre ginocchia si sfiorarono sotto il tavolino basso. Sentii un calore tra le cosce. ‘Hai occhi che ipnotizzano’, mormorò, sfiorandomi la mano. Il cuore batteva forte, l’urgenza del volo imminente mi eccitava di più.
L’Incontro Casuale nel Lounge VIP
‘Ti va una pausa prima del decollo?’, propose. Sapevo cosa intendeva. ‘Andiamo’. Uscimmo, presi una camera in un hotel lì vicino, venti minuti a piedi. L’aria calda della sera milanese, umida, mi incollava il vestito alla pelle. Sudavo già di desiderio.
In camera, la clim ronzava bassa, lenzuola fresche. Ci baciammo contro la porta, le sue mani ruvide sui miei fianchi. ‘Sei una bomba’, grugnì, strappandomi la camicia. I miei tette sode saltarono fuori, capezzoli rosa turgidi. Li succhiò forte, mordicchiando, facendomi gemere. ‘Mmm, sì, leccali.’ Gli slacciai i pantaloni, il cazzo balzò fuori: grosso, venoso, cappella viola gonfia. ‘Porca puttana, che bestia.’ Mi inginocchiai sul tappeto ruvido, lo presi in bocca. Lingua intorno alla cappella, succhiavo avida, saliva che colava. Lui gemeva, afferrandomi i capelli. ‘Brava troia italiana, succhialo tutto.’ Lo ingoiai profondo, gola piena, naso contro i suoi peli pubici umidi di sudore.
La Scopata Intensa e l’Addio Frettoloso
Mi buttò sul letto, gambe spalancate. La fica era fradicia, labbra gonfie. ‘Guardami quanto sono bagnata per te.’ Infilò due dita, poi tre, pompandome forte. ‘Cazzo, sei una fontana.’ Leccò il mio clitoride, lingua esperta che roteava, succhiando il nettare salato. Venni urlando, cosce tremanti intorno alla sua testa. ‘Ora ti scopo.’ Mi penetrò di colpo, cazzo duro che mi riempiva fino in fondo. ‘Ahhh! Sì, scopami forte!’ Pestimava selvaggio, palle che sbattevano sul mio culo. Sudore che colava, sapore di sale sulla pelle. Cambiammo: io sopra, cavalcandolo, tette che rimbalzavano. ‘Sborrami dentro, fammi piena.’ Lui grugnì, esplose: fiotti caldi di sborra che mi inondavano la fica, gocciolando fuori. Rimanemmo ansanti, corpi appiccicosi.
Doccia veloce, acqua bollente che lavava il peccato. ‘Devo andare, il volo.’, dissi. Mi baciò: ‘Ricordami così.’ Tornai in aeroporto, gambe molli, fica ancora pulsante. Sul gate, mentre il motore rombava, rivivevo tutto: il suo cazzo in bocca, i gemiti, l’anonimato totale. Nessun nome vero, nessun rimpianto. Solo libertà, urgenza del viaggio. Sorrisi tra me, eccitata per il prossimo scalo.