La Mia Scopata Torrida nel Lounge di Anversa
Ero partita da Milano per un viaggio d’affari ad Anversa. Sole cocente in Italia, sudore salato sulla pelle, quel gusto che mi eccita sempre. Aereo per Bruxelles, poi treno. Arrivo stanca, check-in all’hotel vicino alla stazione, un posto anonimo con lounge VIP. Cuoio dei divani appiccicoso sotto le cosce, aria condizionata che mi fa venire i brividi. Ordino un prosecco, guardo intorno. Lui è lì, seduto al bancone. Alto, occhi azzurri, abito su misura. Belga, ingegnere, dice di chiamarsi Carlo. ‘Da dove vieni, bella?’ mi fa con accento morbido. ‘Italia, Milano. Tu?’ ‘Locale, ma viaggio molto.’ Parliamo, ridiamo. La sua mano sfiora la mia sul bicchiere, freddo del vetro contro calore della pelle. Sento la fica che si bagna piano. Lontana da casa, nessuno mi giudica. Libertà pura. ‘Andiamo a bere di sopra?’ sussurra. Io annuisco, cuore che batte forte. Nel lounge, luci basse, rumore di treni lontani. Ci baciamo, lingue che si intrecciano, sapore di whisky sulla sua bocca. Le sue dita sotto la gonna, sul bordo delle mutande. ‘Sei già bagnata,’ mormora. ‘Sì… tocca,’ gemo piano. Urgenza del mio treno domani, ma ora tutto è permesso.
Saliamo in camera, ascensore che puzza di pulito chimico. Porta si chiude, clim gelida mi fa venire la pelle d’oca. Lo spingo sul letto, gli slaccio i pantaloni. Cazzo enorme, duro come ferro, vene gonfie. ‘Mmm, che bel pisello,’ dico leccandomi le labbra. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola. Lui geme: ‘Cazzo, la tua bocca è una figa.’ Lo lecco dalle palle alla cappella, lo ingoio tutto, gola piena. Mi alzo, mi sfilo la gonna, mutande zuppe. ‘Scopami, Carlo. Forte.’ Mi butta sul letto, mi apre le cosce. La sua lingua sulla fica, lecca il clitoride, succhia il succo. ‘Sei dolce, troia italiana.’ Io urlo: ‘Sì, leccami la passera!’ Due dita dentro, mi scopa con le mani, io squirto un po’. Poi il cazzo entra, uno colpo secco. ‘Ahhh! È grosso!’ Stringo le pareti, lo cavalco. Lui mi sbatte, palle che schiaffeggiano il culo. ‘La tua figa è strettissima, ti riempio di sborra.’ Cambio posizione, a pecorina, mi tira i capelli. Sudore salato, odore di sesso che riempie la stanza. Grido: ‘Sborra dentro, fammi incinta!’ Viene, caldo che mi invade, gocciola fuori. Io vengo dopo, tremando, un orgasmo che mi spacca.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Doccia veloce, acqua bollente che lava il suo sperma dalle cosce. ‘Tornerai?’ mi chiede. ‘Forse.’ Bacio ultimo, gusto di sale e sperma. Prendo il treno per Bruxelles, sedile vibrante come il suo cazzo. Guardo fuori, campi belgi che sfrecciano. Ricordo la sua cappella in bocca, la fica piena. Anonymat totale, solo un numero sul suo telefono. Lontana da casa, ho vissuto. Prossima volta, un altro lounge, un altro sconosciuto. La libertà mi eccita da morire.