La Mia Scopata Torrida nel Lounge dell’Aeroporto di Olbia

Ero in vacanza in Sardegna, sole cocente sulla pelle, sapore di sale ancora sulle labbra dopo l’ultimo bagno a Porto Rotondo. Fine del viaggio, check-in all’aeroporto di Olbia. Il lounge VIP è fresco, aria condizionata che mi accarezza le cosce sotto il vestitino leggero. Cuoio dei divani che scricchiola sotto il mio culo, odore di caffè e profumi misti. Mi siedo con un prosecco, gambe accavallate, sentendo gli occhi su di me.

Lui arriva, straniero, forse francese, sui 45, carino, non altissimo ma atletico. Occhi che mi squadrano, sorriso malizioso. Si siede vicino, ‘Bella vacanza?’, dice con accento sexy. Parliamo, flirt leggero. Mi racconta del suo volo d’affari, io della libertà qui, lontano da casa, da giudizi. La sua mano sfiora la mia coscia, casuale? No, intenzionale. Sento il calore salire, fica che si bagna piano. ‘Hai poco tempo?’, chiedo, guardando l’orologio. Il mio volo tra un’ora. Lui annuisce, occhi famelici. ‘Andiamo?’. Cuore che batte forte, eccitazione dell’ignoto.

L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale

Ci alziamo, entriamo in una camera di transito dell’hotel airport, anonima, luci soffuse, letto king size, rumore lontano dei motori. Porta chiusa, lui mi bacia urgente, lingua che invade la bocca, mani che palpano tette e culo. ‘Sei una troia italiana?’, sussurra ridendo. ‘Sì, scopami forte’, rispondo, slacciandogli i pantaloni. Il cazzo salta fuori, grosso, venoso, 20 cm buoni, cappella viola gonfia. ‘Cazzo, che bestia!’, gemo afferrandolo. Lui mi strappa le mutandine, dita dentro la fica fradicia, ‘Sei inzuppata, puttana’. Mi butta sul letto, mi apre le gambe, lecca il clito con lingua esperta, succhia il succo salato.

La Scopata Intensa nella Camera di Transito

‘Prendilo tutto!’, ordino. Lui spinge, cappella che apre le labbra, entra piano, poi una botta secca. ‘Aaaah! Sììì, in fondo!’, urlo. Mi riempie, contro il collo dell’utero, meglio di mio marito piccolo. Pompa forte, letto che sbatte, palle che schiaffeggiano il culo. ‘Ti piace il mio cazzo grosso?’, grugnisce. ‘Sììì, più del suo! Non venire, fammi godere!’. Io godo prima, trema tutto il corpo, ‘Ooooh sto venendo! Aaahhh!’. Contrazioni che lo stringono, ma lui resiste, mi gira a pecorina, entra di nuovo, mano nei capelli, ‘Prendilo in gola?’. No, scopami! Spinge selvaggio, sudore che cola, sapore di mare e sesso. ‘Ancora! Non fermarti!’. Secondo orgasmo, urlo soffocato, ‘Cazzooo! Sto esplodendo!’. Lui accelera, ‘Vengo!’. Sento schizzi caldi dentro, riempie la fica di sborra densa.

Ci rivestiamo veloci, baci umidi, ‘Torna in Italia?’, ride. ‘Forse’. Esco, gambe molli, fica che gocciola, odore di lui addosso. Al gate, aereo che romba, ricordo la sua cappella che pulsava, i gemiti, l’urgenza. Nessuno sa, anonimo totale. Libertà pura, lontano da casa. Ancora eccitata, tocco piano sotto la gonna. Che viaggio indimenticabile.

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