La Mia Scopata Torrida nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Era agosto, quel caldo italiano che ti appiccica la pelle. Volo per Palermo, vacanze al mare in Sicilia. Ritardo di due ore a Fiumicino. Entro nel lounge VIP, aria condizionata che mi gela i capezzoli sotto il vestitino leggero. Mi siedo su una poltrona di cuoio nero, morbida, odora di lusso e sudore maschile. Prendo un prosecco, il ghiaccio che tintinna.
Lo vedo lì, un francese sui 45, occhi verdi penetranti, camicia aperta sul petto abbronzato. Mi sorride, si avvicina. ‘Bella giornata per un ritardo, no?’ dice con accento sexy. Io rido, ‘Sì, ma questo caldo mi sta uccidendo.’ Parliamo, lui è Julien, di passaggio per Napoli. Flirt immediato. Le sue mani sfiorano il mio braccio, io sento il calore salire. ‘Hai la pelle salata, come il mare,’ mi dice, annusandomi il collo. Io arrossisco, ma allargo le gambe piano, la fica già umida. L’urgenza del volo imminente ci eccita. ‘Andiamo via da qui?’ propongo, voce tremante.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Ci alziamo, usciamo nel parcheggio. Hotel dell’aeroporto, camera per un’ora, 100 euro cash. La porta si chiude, clim gelida contro la nostra pelle bollente. Mi strappa il vestito, ‘Cazzo, sei una bomba.’ Le sue labbra sul mio collo, mani sui tette, pizzica i capezzoli duri. Io gemo, ‘Sì, tocca lì.’ Mi gira, mi spinge sul letto king size, lenzuola fresche. Mi lega i polsi con la sua cravatta al letto, improvvisato ma eccitante. ‘Fidati,’ sussurra. Mi benda con la sciarpa mia, buio totale, cigolii dell’aeroporto lontani.
Sento la sua lingua sul mio corpo, sudore salato, odore di olio solare residuo dalle mie vacanze passate. Mi lecca la pancia, il ombelico, arriva alla fica rasata. ‘Sei fradicia,’ dice, infila due dita, pompa piano. Io urlo, ‘Leccami, Julien!’ La sua bocca aspira il clitoride, lingua che vortica, io squirto in bocca sua, gusto mio salato sulle sue labbra dopo. Mi gira a pecorina, cuscino sotto il culo, espone il mio buco. ‘Bel plug?’ ride, vedendo il mio metallo che luccica. Lo tira via piano, ano spalancato.
L’Acte Selvaggio e il Ricordo Indimenticabile
‘Prendimi, cazzo, scopami il culo!’ imploro, legata e cieca, libertà assoluta lontana da casa. Il spinge il cazzo grosso, testone che apre, entra piano poi forte, mi riempie. ‘Porca troia, sei stretta,’ grugnisce, schiaffeggia il culo. Io grido, ‘Più forte, defondimi!’ Clac clac pelle su pelle, sudore che cola, il suo sudore sul mio schiena, sapore salato se lecco. Mi slega una mano, me la fa mettere sulla fica, ‘Toccati mentre ti inculi.’ Io strofino, vengo di nuovo, pareti che pulsano sul suo cazzo.
Lui accelera, ‘Vengo dentro,’ ansima. Sento il calore sparato nel mio culo, riempie, cola fuori. Crolliamo, respiri pesanti, cigale immaginarie fuori finestra.
Dieci minuti, doccia veloce, sapore di sperma in bocca mia. ‘Grazie, Sofia,’ mi bacia. Esco, anonymat totale, lui straniero, io italiana in transito. Al gate, seduta, fiche che pulsa ancora, ricordo il suo cazzo, l’urgenza. Volare via, nessuno sa, solo io con quel brivido. Libertà pura, lontano da giudizi.