La Mia Avventura Erotica in Hotel al Mare: Sesso con uno Sconosciuto

Ero arrivata a Vieste, Puglia, per una vacanza al mare da sola. Trenta anni appena compiuti, il mio ex mi aveva mollata un mese prima. Libera, lontana da casa, nessuno a giudicarmi. L’hotel era un lusso, sul lungomare, con quel lounge VIP dai divani in cuoio nero, profumato di mare e cocktail. Il sole scottava fuori, 28 gradi, aria salmastra che ti entra nei pori. Mi ero messa un vestitino leggero, aderente sulle mie tette 95C e il culo sodo. Pelle olivastra, capelli castani al carré, occhi azzurri. Mi sentivo viva.

Seduta al bancone, sorseggiavo un prosecco fresco, il ghiaccio che tintinna. Lui entra: alto, atletico, tempie brizzolate, occhi maliziosi. Tipo 40 anni, camicia sbottonata sul petto villoso. ‘Buonasera, signorina’, dice con accento straniero, forse francese. Ordina un whisky. Parliamo. Si chiama Pierre, dottore, in transito per un congresso a Bari. Flirt immediato. Le sue mani sfiorano il mio braccio, pelle d’oca. ‘Sei italiana? Bellissima’. Rido, arrossisco. La tensione sale, il cuoio del divano scricchiola sotto di noi. Fuori, il rumore delle onde, dentro la clim che ronza piano. Mi racconta barzellette, io gli dico del mio compleanno solo. ‘Vieni nel mio giardino… ehm, balcone, ti mostro il panorama’, butto lì, eccitata dall’ignoto.

L’Incontro Casuale nel Lounge sul Mare

Lo porto in camera mia, quinto piano, vista mare. Balcone privato, protetto. ‘Sai, mentre prendevo il sole nuda prima, un’ape mi è entrata nella fica! Non esce!’. Rido, è una follia, ma lui entra nel gioco. ‘Davvero? Phéromones sessuali, attrae gli insetti. Serve un’esca più forte’. I suoi occhi brillano. ‘Spogliati, Pierre, cospargiti di miele’. Si denuda, cazzo già mezzo duro, grosso, venoso. Io apro la vestaglia, nude. La sedia a sdraio è umida del mio sudore. Mi siedo, gambe aperte. Lui si avvicina, mi accarezza le cosce. ‘Meglio una superficie più grande’, dice, palpandomi le tette. I capezzoli duri come sassi, li pinzo io stessa, mi piace un po’ di male.

‘È secca la tua fica? No, colando già’. Mi lecca le labbra, gusto di sale e voglia. La sua lingua sul clitoride, precisa, medica. Gemo, ‘Oh cazzo, Pierre, sì!’. Mi piscio addosso un po’, eccitazione pura, non mi vergogno, lontano da casa tutto è permesso. Lui ride, ‘Brava, bagna tutto’. Mi infila due dita, poi tre, pompa forte. Io gli prendo il cazzo, lo succhio avida: saliva che cola, vene che pulsano in bocca. ‘Mmm, delizioso’, mugolo. Mi gira, mi mette a pecora sul letto, clim gelida sulla pelle rovente. Entra di colpo, preservativo stretto. ‘Cazzo, che fica stretta!’, grugnisce. Mi sbatte, palle che schiaffeggiano il culo. Io urlo, ‘Più forte, scopami come una puttana!’. Sudore, odore di sesso, finestre aperte sul mare. Mi fa girare, mi cavalca, tette che rimbalzano. Viene dentro il gommato, io squirto sul lenzuolo, tremando.

La Passione Esplosiva nella Camera

‘Seconda ape nel culo?’, scherzo. Lui ride, mi scopa il culo piano, lubrificato dal mio umore. Orgasmo doppio, crollo esausta. Dopo, doccia insieme, sapone che scivola. Lui deve partire per l’aereo. ‘Grazie, Fabrizia, indimenticabile’. Baci, si va.

Ora sul treno per casa, finestrino vibra coi binari. Ricordo il suo cazzo in bocca, il sapore di sborra e miele immaginario. Pelle ancora appiccicosa di sale, fica indolenzita. Anonimato totale, solo un ricordo torride. Urgenza del viaggio, libertà pura. Chissà se lo rivedrò? Non importa, è stato perfetto.

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