La Mia Notte di Fuoco nel Lounge dell’Hotel sul Mare Calabrese
Ero arrivata in Calabria per un weekend al mare, lontana da tutto, da Milano grigia. Sole cocente, pelle appiccicosa di sudore e sale. L’hotel sul lungomare, lobby con lounge VIP, poltrone di cuoio nero che scricchiolano sotto il culo. Climatizzatore che ronza piano, aria fresca contro il calore italiano che ti entra nelle ossa.
Mi siedo al bar, vestitino leggero che si appiccica alle cosce. Ordino un prosecco ghiacciato, bollicine che pizzicano la lingua. Lì, a due sgabelli di distanza, una coppia. Lei, mora con tette sode che spingono il top, occhi verdi maliziosi. Lui, alto, muscoli tesi sotto la camicia, sorriso da predatore. Stranieri, francesi credo, in vacanza anche loro.
L’arrivo caldo e l’incontro nel lounge
Ci guardiamo. Lei inclina la testa, ‘Bella serata, no?’. Io sorrido, ‘Calda da morire’. Lui offre un giro, mani forti sul bicchiere. Parliamo di niente: mare, sole, libertà qui dove nessuno ci conosce. La sua mano sfiora la mia coscia, ‘Ti piace l’avventura?’. Io arrossisco, ma il cuore batte forte. ‘Domani prendo il treno per tornare, ma stasera…’. Lei ride piano, ‘Vieni su con noi? Camera 305’. L’urgenza mi eccita, sconosciuti, corpi da gustare prima della partenza.
Salgono scale, io dietro, profumo di lei muschiato misto a salsedine. Porta che si chiude, clic. Stanza buia, tende tirate, aria gelida dalla clim contro corpi roventi. Lei mi bacia prima, lingua morbida, sale in bocca. ‘Spogliati’, sussurra lui, voce roca.
Le strappo il vestito, tette libere, capezzoli duri. Le succhio, gusto di pelle calda. Lei geme, ‘Oh sì…’. Scendo, mutandine bagnate, fica rasata che cola. La lecco piano, lingua dentro, sapore aspro e dolce, succhi abondanti che mi bagano il mento. ‘Adoro la tua fica fradicia’, dico, eco del mio amante passato. Lei trema, ‘Leccami forte!’. Lui guarda, cazzo già duro nei pantaloni, lo tira fuori: grosso, vene gonfie, cappella lucida.
Mi alzo, lo prendo in bocca. Gusto di pre-sborra salato, lo ingoio profondo, gola piena. Lei mi accarezza i capelli, ‘Brava puttana italiana’. Lui mi fotte la bocca, spinte ritmiche. Poi mi sdraia sul letto, materasso che cigola. Mi apre le cosce, ‘Ora ti scopo’. Entra piano, fica mia che stringe il suo cazzo spesso. ‘Cazzo, sei stretta!’, grugnisce. Lei si siede sulla mia faccia, fica gocciolante in bocca, mentre lui mi pompa forte, palle che sbattono.
La scopata intensa in camera
Cambiamo. Io cavalco lui, tette che rimbalzano, sudore che cola. Lei dietro, dita nel mio culo, ‘Ti piace?’. ‘Sì, ficcamene due!’. Lui mi riempie, orgasmo che mi squassa, urlo soffocato. Poi lo guido su di lei, la fotte a pecorina, io sotto a leccare la sua fica e le sue palle. ‘Sborra dentro!’, lei implora. Lui ruggisce, spinge, sborra calda che cola fuori. Io la lecco, misto a sperma, gusto cremoso.
Non finita. Lei prende il lubrificante, unge il mio culo. ‘Ora tocca a te’. Lui mi sbatte il culo, stretto, dolorante ma eccitante. ‘Rilassati, troia’. Vengo di nuovo, corpo scosso. Lei mi bacia, lingue intrecciate, mani ovunque.
Esausti, corpi appiccicati, odore di sesso e sale. ‘Parti domani?’, chiede lei. ‘Sì, treno alle 8’. Mi addormento tra loro, cuori che battono.
Al mattino, bacio frettoloso. Scendo, valigia in mano. Treno che parte, fischio dei motori, finestrino appannato. Rivivo tutto: il cuoio del lounge, il sapore della sua fica, il cazzo di lui nel mio culo. Anonimato totale, nomi falsi, solo corpi. Lontana da casa, libera. Torno a Milano con fica indolenzita, sorriso segreto. Che notte, cazzo.