La Mia Scopata Selvaggia nel Lounge di un Hotel Sardo
Ero atterrata a Olbia con un volo di merda, sudata fradicia per l’umidità sarda. Il sole picchiava forte, quell’aria salmastra che ti si appiccica alla pelle. Vacanze al mare, sola, lontana da Roma, da tutto. Libertà pura, capisci? Nessun marito, nessun amico a giudicarmi. Ho preso un taxi per l’hotel sul lungomare, un posto chic con lounge VIP in pelle e luci soffuse.
Check-in veloce, valigia in camera. Ma ho sete, fame di avventura. Scendo al bar del lobby, clim gelida che mi fa venire i brividi dopo il caldo esterno. Mi siedo al bancone, ordinando un prosecco fresco. Lui è lì, a due sgabelli di distanza. Alto, occhi scuri come un basco, pelle abbronzata, camicia sbottonata che lascia intravedere muscoli tesi. Straniero, forse spagnolo. Mi guarda, sorride. ‘Bella serata per un drink, no?’ dice con accento sexy, voce bassa.
L’Arrivo e l’Incontro nel Lounge
Inizio a chiacchierare. Viaggio d’affari, dice, parte domani per Madrid. Io? Vacanze, rispondo, giocando con l’orlo del bicchiere. Le sue mani sfiorano le mie, casuale? No, deliberato. Sento il calore salire, la fica che si bagna piano. ‘Sei italiana, vero? Quel fuoco negli occhi…’ Mi avvicino, gambe accavallate, gonna che sale. Profumo di cuoio del divano, musica jazz in sottofondo, gente che passa ma ignora. Urgenza: lui parte presto, io sto qui solo una settimana. ‘Andiamo di sopra?’ sussurro, mordendomi il labbro.
Camera mia, porta che sbatte. Clim ronzante, lenzuola fresche. Lo spingo sul letto, gli slaccio la camicia. Pelle salata, sapore di mare e sudore. ‘Cazzo, sei bona,’ geme lui, mani sui miei tette. Gli tiro giù i pantaloni, cazzo duro che schizza fuori, grosso, venoso. Lo prendo in bocca subito, lingua che gira sul cappello, succhio forte. Gemo, ‘Mmm, quanto è duro…’ Lui ansima, dita nei miei capelli neri. ‘Succhialo tutto, troia italiana.’ Parole crude, mi eccitano da morire.
L’Urgenza della Passione in Camera
Lo cavalco, fica rasata che lo ingoia piano. ‘Ah sì, scopami forte!’ urlo, mentre rimbalzo, tette che ballano. Lui mi afferra il culo, dita che premono il buco del culo. ‘Ti sfondo,’ ringhia, mi gira a pecorina. Entra di nuovo, palle che sbattono sul mio clito. Sudore che cola, gusto salato sulla schiena. ‘Più forte, cazzo!’ Lo sento gonfiarsi, spingo indietro. Mi scopa come un animale, mano sul collo, urgenza del tempo. ‘Vengo dentro?’ ‘Sì, riempimi la fica!’
Esplode, sborra calda che mi inonda, godo anch’io, pareti che pulsano. Crollo su di lui, cuori che battono all’impazzata. Rido, ‘È stato… pazzesco.’ Doccia veloce insieme, acqua che lava il peccato. Lui si riveste, bacio ultimo. ‘Torna a trovarmi,’ dice. Esco con lui all’alba, lo vedo salire sul taxi per l’aeroporto. Io? Riparto il giorno dopo, in aereo per Roma.
Sul volo, finestrino appannato, rumori di motori. Rivivo tutto: quel cazzo in gola, la sborrata dentro, l’anonimato totale. Nessun nome, nessun rimpianto. Lontano da casa, tutto è permesso. Sorriso sul viso, mutande ancora umide. Prossimo viaggio? Chissà chi incontro.