La Mia Avventura Torrida nel Lounge dell’Hotel sul Mare
Ero partita per una vacanza al mare in Liguria, quel sole italiano che ti brucia la pelle, il sale nell’aria che sa di libertà. Lontana da casa, da tutto, sentivo quell’eccitazione dell’ignoto, nessuno che mi giudica. Arrivo all’hotel di lusso tardi, check-in veloce, e mi dirigo al lounge VIP. Divani in pelle nera, morbidi, che scricchiolano sotto il culo. La clim ronza piano, fresca contro la calura esterna.
Lì, seduto al bar, un ragazzo giovane, straniero, tipo svizzero o francese, occhi azzurri penetranti, muscoli tesi sotto la camicia bianca. Mi guarda, sorrido, ordino un prosecco. ‘Bella italiana’, mi dice con accento sexy, ‘sei qui da sola?’. ‘Sì, e tu? Lavori qui?’, chiedo, sfiorandogli la mano mentre prendo il bicchiere. La pelle calda, un brivido. Parliamo, lui è nuovo, assunto da poco, racconta del suo primo giorno, io del mio viaggio. Il contatto del cuoio sul mio vestito corto, le sue ginocchia che sfiorano le mie. Sento la fica che si bagna piano, l’urgenza del mio treno domani mattina. ‘Vieni con me un attimo?’, sussurro, mordendomi il labbro.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
Mi porta in una saletta privata dietro il lounge, dice è per il ‘servizio speciale’. Chiude la porta, il rumore dei motori lontani dell’autostrada filtra debole. Mi spinge contro il muro, le sue mani sulle mie tette, ‘Cazzo, sei una bomba’, ansima. Gli slaccio i pantaloni, tiro fuori il cazzo duro, grosso, venoso. ‘Mmm, bel bestione’, dico, lo prendo in bocca, gusto salato della pelle sudata, lo succhio forte, la lingua sul glande gonfio. Geme, ‘Porca troia, sì così’. Mi alzo, gli tiro su la gonna, mutande da parte, ‘Scopami ora, non ce la faccio più’. Mi gira, mi appoggia al divano in pelle, entra di colpo nella fica fradicia. ‘Ahhh, che figa stretta!’, grugnisce, pompa forte, colpi secchi, il rumore bagnato della carne che sbatte.
La Passione Esplosiva e l’Addio Indimenticabile
Sento la cappella che mi riempie, urta il collo dell’utero, sudo, il sapore del suo sudore sul collo. ‘Più forte, cazzo, fammi venire!’, urlo piano. Mi afferra i fianchi larghi, mi sbatte come una puttana, le palle che schiaffeggiano il clito. Io mi tocco, dita nella fessura, vengo tremando, ‘Sto venendo, sììì!’. Lui accelera, ‘Prendo la tua sborra dentro?’, ‘Sì, riempimi!’. Si pianta in fondo, spara getti caldi, la fica che si contrae sul suo cazzo pulsante. Restiamo così, ansimanti, il suo sperma che cola giù sulle cosce.
Poi, rapido, si riveste. ‘Devo tornare al lavoro, bella. Buona vacanza’. Un bacio veloce, odore di sesso nell’aria. Io torno in camera, la clim gelida sulla pelle appiccicosa, mi lavo sotto la doccia, il getto caldo che lava via il sale e il suo seme. La mattina dopo, treno per casa, finestrino vibrante coi motori, ripenso a quel cazzo che mi ha sfondata, all’anonimato totale. Nessun nome, nessun rimpianto, solo il brivido di quell’escale torride. Dio, che libertà lontano da casa.