La Mia Avventura Selvaggia nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Ero in transito all’aeroporto di Roma Fiumicino, quel caldo appiccicoso d’estate italiana che ti bagna la pelle di sudore salato. Il mio volo per Milano era tra poche ore, ma avevo tempo per un drink nel lounge VIP. L’aria condizionata mi accarezzava le cosce sotto il vestitino leggero, i divani di cuoio nero scricchiolavano sotto il mio peso. Lo vidi subito: alto, capelli scuri, occhi azzurri da straniero, forse americano, solo con un whisky in mano. I motori degli aerei rimbombavano lontani, un sottofondo eccitante.
Ci guardammo. Sorrisi, lui ricambiò. ‘Sei qui per lavoro?’, gli chiesi sedendomi vicina, le nostre ginocchia che si sfioravano. ‘Turista, ma tu… sembri italiana vera’, rispose con accento sexy. Parlammo di viaggi, di libertà lontani da casa. La sua mano sfiorò la mia coscia, io non mi ritrassi. L’urgenza del mio volo mi eccitava: nessuno ci conosceva, potevamo essere animali. ‘Vieni nella mia stanza all’hotel dell’aeroporto?’, gli sussurrai all’orecchio, mordicchiandogli il lobo. ‘Sì, cazzo sì’, gemette lui.
L’Incontro nel Lounge VIP e la Tensione che Sale
Camminammo veloci nel corridoio, la moquette soffocava i passi, la clim gelida mi induriva i capezzoli. Entrammo, chiusi la porta. ‘Spogliati. Tutto. Ora.’, ordinai, la voce ferma. Esitò un secondo, gli occhi brillanti di eccitazione. Si tolse la camicia, i pantaloni, il cazzo già duro che balzava fuori. Prisi la mia sciarpa di seta, gliela legai sugli occhi, stretta. ‘A quattro zampe, cane.’, dissi ridendo piano. Trovai una cintura nella valigia, gliela passai al collo come un collare, tirando.
Lo feci strisciare sul tappeto ruvido. ‘Lecca i miei piedi.’, gli comandai, scalciando i sandali. La sua lingua calda e bagnata sui miei talloni, il sapore salato del sudore misto al suo. Tirai la ‘laisse’, lo guidai. Da dietro, gli strinsi le palle con un elastico dal mio beauty, piano, poi forte, quel punto esatto tra dolore e piacere. Gemeva, ‘Cazzo, sì…’. Presi la cintura vera, fustigai le sue chiappe pallide: schiocchi secchi, segni rossi che sbocciavano. Prima leggeri, carezze; poi duri, che lo facevano inarcare.
L’Acte Intenso e il Ricordo sul Volante
Lo tirai su per i capelli. ‘Mangiami la figa, ma non farmi venire.’. La sua bocca affamata sul mio clitoride gonfio, lingua che roteava sulle labbra tumide, succhiava i miei umori dolci e salati. Io lo frustavo i fianchi, le cosce. ‘Dentro con la lingua!’, urlai. Mi scopava la fica con la bocca, soffocato dal mio odore muschiato. ‘Ora il culo. Bagna il dito.’. Lo fece, saliva e fica unti, lo spinse nel mio ano stretto. Godevo, ‘Un altro dito, troia.’. Due dita che mi aprivano, roteavano, il mio culo si rilassava famelico.
‘ Alza quel cazzo e inculami!’, ordinai. Mi sdraiai a pecora sul letto, lui bendato entrò piano, poi forte. Il suo uccello grosso mi sfondava il culo senza pietà, ogni spinta un tuono di piacere. Mi masturbavo il clito frenetica, ‘Più forte, rompi mi il culo straniero!’. Venni tremando, le pareti del culo che lo stringevano. ‘Sborra dentro, riempimi!’, gridai. Lui esplose, fiotti caldi che mi inondavano, spasmi violenti. Crollammo sudati, cuoi e lenzuola appiccicate.
Ci rivestimmo in silenzio, solo sguardi. ‘Il mio volo…’, dissi baciandolo un’ultima volta. Uscii, l’anonimato totale, nessuno sapeva. Sul gate, mentre l’aereo rullava con i motori che rombavano, sentivo ancora il suo sperma colarmi piano dal culo, il bruciore dolce sulle chiappe mie e sue. Lontana da casa, libera, quel ricordo mi scalda ancora nei giorni grigi. Chissà se lo rivedrò mai. Ma non importa: era perfetto così.