La Mia Scopata Folle nel Lounge dell’Aeroporto di Fiumicino
Ero in viaggio d’affari da Napoli a Milano, un volo con scalo a Fiumicino. Fa un caldo boia, luglio romano, sudavo sotto la camicetta di seta. Entro nel lounge VIP, aria gelida della clim mi fa venire i brividi, i capezzoli si induriscono all’istante. Mi siedo su una poltrona di cuoio nero, appiccicosa sulla pelle delle cosce. Ordino un prosecco fresco, il bicchiere suda come me.
La vedo lì, a due poltrone di distanza. Capelli corti neri arruffati, pelle olivastra, occhi di giaio che bucano. Gonnellina corta, gambe accavallate, sandali con tacco. Sembra una mora spagnola o greca, tipo 35 anni, androgina ma con curve che urlano fica. Mi guarda, sorride. ‘Fa caldo là fuori, eh?’ dice con accento straniero, voce bassa, rauca. Annuisco, ‘Sì, un inferno. Tu da dove vieni?’
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Parliamo. Si chiama Carla, in transito per Atene, hostess di lusso stanca di voli. Io le dico del mio meeting noioso. Le nostre ginocchia si sfiorano, elettricità. Il cuoio scricchiola sotto di noi, rumori di motori lontani vibrano nel pavimento. Bevo un sorso, il prosecco frizza in bocca, lei si avvicina, ‘Hai la pelle salata, lo sento dall’odore.’ E mi lecca il collo, piano. Cazzo, mi bagno subito.
‘Vieni, c’è una saletta privata,’ sussurra. Ci alziamo, mani che si sfiorano. Camminiamo veloci, il cuore mi batte forte, urgenza del volo che parte tra un’ora. Libertà totale, qui nessuno mi conosce, posso essere la troia che voglio.
Entriamo in una camera transit dell’hotel airport, pagata cash. Porta chiusa, ci divoriamo. Le strappo la gonna, mutandine di pizzo già fradice. ‘Fammi vedere la tua fica,’ ringhio. Lei ride, ‘E tu la tua, italiana puttana.’ Le mie tette libere, lei ci si butta, succhia i capezzoli duri come sassi, morde. Io le infilo due dita dritte in quella figa rasata, calda, viscida. ‘Cazzo, sei inzuppata,’ dico, pompando veloce. Geme, ‘Sì, ficcale dentro, troia!’
L’Esplosione di Piacere Senza Freni
La butto sul letto, lenzuola fredde di AC. Le apro le cosce, lecco il clitoride gonfio, sapore salmastro misto a sudore. La lingua dentro, la fica pulsa, lei mi afferra i capelli, ‘Leccami il culo ora!’ Giro, ano stretto, lo lubrifico con la sua stessa bava. Dito dentro, piano, poi due, la figa con la bocca. Urla, ‘Oh merda, mi fai sborrare!’ Squirt lieve, mi bagna la faccia.
Mi gira, ‘Ora tocca a me.’ Mi strappa il perizoma, ‘Bella figa matura.’ Quattro dita mie spalancate, lei ci infila la lingua profonda, poi un dito nel mio culo. ‘Ti piace il culo sfondato?’ Sì, cazzo sì. Vibra il dito, io vengo urlando, pareti della fica che stringono, umore che cola sul cuoio del letto. Non basta, prendo il suo vibratore dalla borsa – piccolo, nero. ‘Puttana, te lo infilo nel culo.’ Lo accendo, vibra forte, lo spingo piano nell’ano, mentre le dita nella fica. Geme come una lupa, ‘Più forte, scopami i buchi!’
Doppia penetrazione, vibro culo e dita figa, lei esplode, corpo che trema, urla in spagnolo. Io vengo di nuovo, schizzi sul suo viso. Sudate, appiccicate, odore di sesso pesante, clim che ronza.
Ci rivestiamo di fretta, baci bagnati. ‘Il mio volo,’ dico. ‘Il mio tra poco.’ Usciamo, anonymat totale, sorrisi complici. Rientro in lounge, figa che pulsa ancora, mutande zuppe. Mi siedo, prosecco finito, aereo annuncia imbarco. Ripenso al suo culo stretto, alla lingua nella mia fica, al sale sulla pelle. Lontana da casa, libera, nessuno giudica. Che scopata, cazzo. Prossimo scalo, chissà.