L’Escala Infuocata nel Lounge di Fiumicino
Ero lì, a Fiumicino, in attesa del volo per Olbia. Vacanze al mare in Sardegna, sole cocente che mi chiamava. Ma l’escale mi aveva intrappolata nel lounge VIP. Aria gelida della clim, che mi faceva venire i brividi sotto il vestitino leggero. Odore di caffè forte e pelle dei divani lucidati. Mi siedo, gambe accavallate, e lui appare. Alto, straniero, forse svedese, occhi grigi penetranti, camicia sbottonata sul petto abbronzato. ‘Posso?’ dice con accento morbido. Annuisco, sorrido. ‘Viaggi da sola?’ ‘Sì, per fortuna.’
Parliamo. Lui è in transito per Stoccolma, uomo d’affari. Mani che sfiorano il bicchiere di prosecco, sguardi che si incastrano. Sento il cuore accelerare. Lontana da Roma, da casa, da occhi che giudicano. Qui è tutto permesso, l’anonimato totale. La sua coscia preme contro la mia, calore attraverso il tessuto. ‘Hai una bocca sensuale,’ sussurra. Arrossisco, ma rido. ‘E tu mani forti.’ La tensione sale, elettrica. Il rumore dei motori lontani, vibrazioni nel pavimento. Sudore salato sul suo collo, lo assaggio con un bacio leggero. ‘Andiamo via da qui,’ dico io, audace. Ha una camera nell’albergo annesso, mezz’ora prima del mio imbarco.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Entriamo, porta che sbatte. Clim rotta, aria umida e calda come in una serra italiana. Lo spingo sul letto, gli slaccio la cintura. ‘Fammi vedere,’ ordino. Il suo cazzo salta fuori, duro, venoso, cappella gonfia e rossa. ‘Cazzo, quanto è grosso,’ gemo. Mi inginocchio, lo prendo in bocca. Sapore muschiato, pre-sborra salata sulla lingua. Succhio piano, poi forte, la sua mano nei miei capelli neri. ‘Brava troia italiana,’ ansima. Mi alzo, mi levo le mutandine. Fica rasata, già fradicia, labbra gonfie. ‘Leccami.’ Si tuffa, lingua esperta che scava nel mio clitoride. Gemiti miei, ‘Sì, così, oh porca miseria.’ Mi tremano le cosce, sapore del mio umore sul suo mento.
Il Sesso Intenso e l’Addio Frettoloso
Non resisto. Lo cavalco, cazzo che entra stretto nella mia fica bagnata. ‘È un guanto,’ grugnisce. Pompo forte, tette che ballano, capezzoli duri sfregati dal suo petto peloso. Sudore che cola, pelle appiccicosa, odore di sesso puro. ‘Scopami più forte,’ urlo. Lui mi ribalta, mi incula da dietro. Cazzo che sbatte, palle contro il mio culo. ‘Vengo,’ ansimo. Contrazioni violente, squirto sul lenzuolo. Lui spinge, ‘Prenditi la sborra.’ Grosse getti caldi dentro di me, straripano. Resto lì, ansimante, il suo sperma che cola dalle labbra della fica.
Ci rivestiamo in fretta. Baci bagnati, ‘Torna in Italia,’ dice ridendo. Io corro al gate, aereo che romba. Sul sedile, finestra appannata, rivivo tutto. Il cuoio del lounge sulla pelle, il suo cazzo in gola, l’urgenza del tempo che scade. Nessuno saprà mai. L’anonimato mi eccita ancora, mutandine umide. Sardegna mi aspetta, ma questo ricordo brucia più del sole italiano.