La Mia Notte di Fuoco nel Lounge di Parigi
Ero a Parigi per un viaggio d’affari, un contratto con dei giapponesi. Atterraggio a Roissy, stanca ma eccitata dall’aria di libertà. Lontana da casa, da Roma, nessuno mi giudica. Prendo la navetta per l’hotel vicino all’aeroporto, quel lounge VIP con divani di cuoio morbido, aria condizionata che mi fa venire i brividi sulla pelle. Odore di whisky e caffè forte. Mi siedo, gambe accavallate, gonna stretta che sale un po’. Lo vedo: alto, occhi scuri, aria da businessman francese, camicia aperta sul petto villoso. Mi guarda, sorride. ‘Buonasera, italiana?’, dice con accento parigino. ‘Sì, e tu?’, rispondo maliziosa. Jérôme, si chiama così. Parliamo del mio volo per Tokyo domani, del suo treno per il nord stasera. Mani che sfiorano i bicchieri, ginocchia che si toccano sotto il tavolo basso. Sento la fica che si bagna, il cuore batte forte. ‘Hai fretta?’, chiedo. ‘No, e tu?’. La sua mano sale sulla mia coscia, sotto la gonna. ‘Andiamo di sopra?’, sussurro. Urgenza del tempo, dell’ignoto. Ci alziamo, il suo cazzo già gonfio nei pantaloni.
Camere dell’hotel, anonime, perfette. La porta si chiude, mi spinge contro il muro. Baci voraci, lingue che si intrecciano, sapore di whisky in bocca. Mi strappa la blusa, tette libere, capezzoli duri. ‘Cazzo, sei una bomba’, geme. Le mani sui miei fianchi, gonna su, mutande giù. Mi gira, culo in aria, contro la finestra. Sento il suo fiato caldo sul collo, dita che aprono la fica fradicia. ‘Sei bagnata da morire’. Due dita dentro, pompa forte, pollice sul clitoride. Gemo, ‘Sì, scopami ora’. Si slaccia, cazzo enorme, venoso, cappella viola gonfia. Me lo struscia tra le chiappe, poi spinge dentro. ‘Ahhh!’, urlo, piena, dilatata. Mi scopa duro, colpi secchi, palle che sbattono sul mio culo. Sudore salato sulla pelle, clim che ronza, fuori il rombo dei motori. Mi fa girare, gambe spalancate sul letto, mi lecca la fica come un affamato. Lingua dentro, succhia il clitoride, dita nel culo. ‘Vengo, cazzo!’, squirto in bocca sua. Ora il mio turno: lo prendo in bocca, succhio vorace, gola profonda. ‘Porca troia, che pompino’. Lo masturbo, lecco le palle, lo faccio gemere. Mi risale sopra, missionario selvaggio, tette che rimbalzano. ‘Ti riempio la fica’, grugnisce. Orgasmos multipli, urlo, graffio la sua schiena. Sborra calda dentro, fiotti che colano. Ci lecciamo, 69 sudato, cazzo di nuovo duro. Mi incula piano, poi forte, ‘Prendilo tutto’. Vengo di nuovo, culo stretto intorno al suo cazzo. Esausti, corpi appiccicosi.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Dopo, doccia veloce, sapore di sborra e fica in bocca. Mi vesto, lui pure. ‘Torna presto’, dice con un bacio. Scendo, prendo il taxi per l’aeroporto. In volo per Tokyo, seduta al finestrino, vibro ancora. Ricordo il suo cazzo che mi spacca, la fica gonfia, anonimo totale. Nessun nome vero, nessun rimpianto. Solo libertà, eccitazione pura. Lontana da casa, tutto permesso. Sorriso complice allo steward, già penso al prossimo.