La Mia Notte di Fuoco con uno Sconosciuto nel Lounge di Phuket
Ero in vacanza al mare in Thailandia, lontana da casa, libera come non mai. Phuket, caldo umido che ti entra nella pelle, odore di salsedine e spezie nell’aria. Sole italiano? Macché, qui era fuoco tropicale, ma io, italiana del sud, mi sentivo a casa nel peccato. Arrivo in hotel dopo una cena sulla spiaggia, piedi nudi nella sabbia rovente di giorno, ora fresca sotto la luna.
Entro nel lounge VIP, pelle appiccicosa di sudore e crema solare, abito leggero che mi accarezza le cosce. Lui è lì, solo al bancone, camicia di lino aperta sul petto liscio, occhi scuri che mi squadrano. Straniero, thai misto a qualcosa di esotico, bello da mozzare il fiato. ‘Ciao, bella’, mi dice con accento cantilenante, voce bassa come un rombo lontano. Io sorrido, siedo accanto, le nostre ginocchia si sfiorano sul cuoio caldo del divano. ‘Da dove vieni?’, chiedo, mordendomi il labbro. Parliamo poco, ma le mani… oh, le dita che si intrecciano, il suo pollice sul mio polso che pulsa.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
La tensione sale, aria condizionata che mi inturgidisce i capezzoli sotto il tessuto sottile. Fuori, tuoni lontani, pioggia in arrivo. ‘Andiamo?’, sussurra, e io annuisco, eccitazione che mi bagna già tra le gambe. Camminiamo veloci nel lobby, odore di incenso e mare, il suo braccio intorno alla mia vita. Camera al piano di sopra, chiave magnetica che trema nella mia mano.
Entriamo, buio rotto da candele che accende lui, odore acre di gelsomino bruciato. Pioggia ora scroscia violenta sui vetri, copre ogni rumore. Ci guardiamo, e… bum. Le mie labbra sulle sue, bacio elettrico, lingue che si divorano. ‘Sei così bagnata già?’, ride piano, mano sotto il mio vestito. Sì, lo sono, fica gonfia di desiderio. La bretella scivola, vestito a terra, mutandine fradicie. Lui mi strappa il reggiseno, succhia i miei tette duri, morde i capezzoli fino a farmi gemere. ‘Cazzo, che fica stretta’, mormora, dita dentro di me, due, tre, che mi fottono veloci.
L’Esplosione di Passione nella Camera
Io gli slaccio i pantaloni, cazzo duro che salta fuori, grosso, venoso, cappella lucida di pre-sborra. Lo prendo in bocca, gusto salato di sudore e mare, lo lecco dalle palle alla punta, lo ingoio profondo mentre lui mi afferra i capelli. ‘Succhialo, troia italiana’, ansima, e io lo faccio, gola piena, saliva che cola. Poi mi butta sul letto, lenzuola fresche di AC, mi apre le cosce. ‘Ti scopo ora’, dice, e entra di colpo, cazzo che mi spacca in due, doloroso e delizioso. Grido, unghie nella sua schiena, ‘Più forte, fottimi!’.
Va e viene selvaggio, palle che sbattono sul mio culo, fica che schizza succhi. Io vengo prima, orgasmo che mi scuote, ‘Sto venendo, cazzo!’, urlo, pareti che pulsano intorno al suo uccello. Lui non si ferma, mi gira a pecorina, mi sbatte come una puttana, mano sul collo. ‘Ti riempio la fica’, ringhia, e sborra caldo dentro, fiotti che colano sulle mie cosce. Restiamo così, sudati, corpi appiccicati, respiri affannati sotto la pioggia incessante.
Dopo, coccole pigre, baci salati. ‘Devo partire domani’, dico, e lui sorride, ‘Perfetto, una notte sola’. Dormiamo stretti, odore di sesso e incenso. Al mattino, lo saluto con un bacio, esco dall’hotel, aria umida sul viso. All’aeroporto, seduta in attesa del volo per Roma, rivivo tutto: il cuoio del lounge, il suo cazzo in bocca, la sborra che gocciolava. Nessuno sa, anonimato totale, libertà del viaggio. Torno a casa con la fica ancora indolenzita, sorriso segreto. Che avventura, porca puttana.