L’Avventura Selvaggia nel Lounge dell’Aeroporto di Palermo
Ero in transito all’aeroporto di Palermo, diretta in vacanza al mare in Sicilia. Il sole italiano picchiava fuori, ma dentro il lounge VIP l’aria era gelida, la clim ronzava piano. Mi siedo su un divano di cuoio nero, appiccicoso per l’umidità. Lui è lì, uno straniero alto, occhi scuri, camicia sbottonata che lascia intravedere il petto abbronzato. Mi guarda, sorrido nervosa. ‘Posso offrirti un drink?’, dice con accento francese. Prendo un prosecco fresco, le nostre ginocchia si sfiorano. Parliamo di viaggi, di libertà lontani da casa. Le sue mani grandi sfiorano la mia coscia ‘per caso’. Sento il cuore battere forte, la fica già umida sotto il vestito leggero. ‘Qui nessuno ci conosce’, sussurro. Lui annuisce, occhi famelici. ‘Andiamo? Ho una camera all’hotel dell’aeroporto’. L’urgenza del mio volo imminente mi eccita da morire.
Camminiamo veloci nel corridoio, il rumore dei motori in lontananza. Entriamo in camera, la porta sbatte. La clim fredda ci gela la pelle sudata, sa di sale marino l’aria. Mi spinge contro il muro, labbra sulle mie, lingua invadente. ‘Ti voglio nuda ora’, ringhia. Strappa il vestito, reggiseno vola via. Le sue mani ruvide sui miei capezzoli duri, li pinza forte. Gemo, ‘Sì, fammi male’. Mi getta sul letto, lenzuola fresche. Lecca il mio collo, scende ai seni, succhia un capezzolo mentre dita scavano nella mia fica bagnata. ‘Sei fradicia, puttana italiana’, dice. Ingoio la sua saliva salata. Gli abbasso i pantaloni, cazzo enorme, venoso, duro come ferro. Lo prendo in bocca, lingua sul glande gonfio, succhio profondo, gola piena. Lui geme, ‘Cazzo, che bocca calda’. Mi sbatte la testa sui fianchi, pompa in bocca.
La Seduzione nel Lounge
Mi gira a pecorina, schiaffo sul culo. ‘Pronta per il mio cazzo?’. ‘Scopami, stronzo, forte!’, urlo. Entra di colpo, fica dilatata, piena. Spinge selvaggio, palle che sbattono sul clitoride. Sudore cola, gusto salato sulla pelle. Cambio posizione, cavalco il suo uccello, tette che rimbalzano, unghie nei suoi pettorali. ‘Vengo, cazzo!’, grido, orgasmo squassa, squirt sul suo ventre. Lui mi ribalta, dita in fica e culo, tre insieme, mi fa urlare. ‘Gira la lingua sul mio buco’, ordino. Lecca il mio ano, bagnato di fica. Poi mi penetra di nuovo, missionario, occhi negli occhi. ‘Sborrami dentro, riempimi’. Lui accelera, ruggisce, sborra caldo profondo, contrazioni infinite. Crollo esausta, corpi appiccicati, odore di sesso puro.
Doccia rapida, acqua bollente lava il sudore. Ci baciamo un’ultima volta nudi, ‘Torna presto in Sicilia’, dice ridendo. Io corro al gate, vestito sgualcito, fica pulsante, cosce appiccicose di sborra. In aereo, seduto al finestrino, guardo il mare scintillante. Nessuno sa, anonymat totale. Rivivo ogni spinta, ogni leccata, mano tra le gambe discreta. Libertà pura, lontano da casa, dove tutto è permesso. Non vedo l’ora del prossimo viaggio.