La Mia Avventura Erotica in una Casa da Tè a Taipei
Ero arrivata a Taipei da Roma, esausta dal volo. Jetlag da paura, ma l’eccitazione del viaggio mi teneva sveglia. L’hotel era lussuoso, aria condizionata gelida che mi faceva venire la pelle d’oca sotto il vestito leggero. Nel lounge, divani in cuoio nero appiccicosi per l’umidità tropicale, mi siedo con un cocktail. Lui è lì, un francese alto, occhi azzurri, camicia sbottonata che lascia intravedere il petto abbronzato. ‘Ciao, sembri persa nei tuoi pensieri’, mi dice con accento sexy. Io sorrido, ‘Solo il fuso orario… e tu?’. Parliamo, Pierre, in affari come me. Il suo ginocchio sfiora il mio, la sua mano sul mio braccio. Sento il calore salire, lontano da casa, nessuno mi conosce. ‘Andiamo a bere un tè vero, da queste parti ce n’è uno speciale’, propone. Io annuisco, eccitata dall’ignoto.
Camminiamo per stradine umide, odore di spezie e pioggia imminente. La casa da tè è nascosta, porta di legno scolpita. Una donna in tunica ci guida in una stanza privata, tatami morbidi, tavolo basso, cuscini. ‘Qui è tradizione’, sussurra lei chiudendo la porta. Pierre mi guarda, ‘Ti va di giocare?’. Io rido nervosa, ‘Assolutamente’. Mi alzo, gli slaccio la camicia, pelle calda e salata di sudore. Lui mi bacia il collo, mani sotto la gonna. ‘Sei bagnata già’, mormora. Io gemo, ‘Portami via da qui’. Prepariamo il tè, bollente, aroma forte di foglie scure. Lo bevo piano, lui mi spoglia, resto in perizoma. Mi inginocchio, prendo il suo cazzo già duro in mano, grosso e venoso. Lo lecco dalla base alla cappella, sapore muschiato. Lui geme, ‘Cazzo, sì’.