La Mia Avventura Erotica nel Lounge di Parigi: Sesso con uno Sconosciuto
Ero sfinita. Il volo da Roma a Parigi Charles de Gaulle era stato un incubo, con quel caldo afoso italiano che mi aveva lasciato la pelle appiccicosa di sudore salato. Taxi fino all’hotel vicino a Gare Montparnasse. Aria condizionata gelida nel lobby, brividi che mi corrono sulla schiena. Sedili in pelle nera, lucidi, freddi al tatto. Mi siedo al bar lounge, ordino un prosecco fresco. Lo vedo subito. Alto, sulla cinquantina, capelli brizzolati, occhi castani profondi, camicia aperta sul petto villoso. Mi fissa. Sorrido. Lui si avvicina.
“Italiana?” mi chiede con accento francese sexy. “Sì, da Roma. Viaggio d’affari. Tu?” “Guillaume, da Pau. Stesso hotel, transito per Bordeaux.” Ridiamo. Prosecco che scorre. Gambe che si sfiorano sotto il tavolo. Il suo ginocchio preme contro il mio. Calore sale. Profumo muschiato, misto a sudore. “Hai occhi che uccidono,” dice, mano sulla mia coscia. Tremo. “E tu un cazzo che si vede già gonfio nei pantaloni.” Sussurro. Lui arrossisce, ma sorride. “Andiamo di sopra? Ho una camera. Ma il tuo volo?” “Tra due ore. Tempo per fotterci come animali. Nessuno ci conosce qui.”
L’Incontro Fortuito nel Lobby e la Tensione che Sale
Ascensore. Porte si chiudono. Baciame voraci. Lingue che si intrecciano, sapore di alcol e saliva. Mano sua sotto la gonna, dita che sfregano la fica attraverso le mutande. “Sei già bagnata, troia italiana.” Geme. “Scopami, francese del cazzo.” Camera. Porta sbatte. Mi strappa la camicetta, capezzoli duri all’aria. Li lecca, morde. Dolore dolce. Gemo. Lo spingo sul letto. Gli slaccio la cintura, pantaloni giù. Cazzo enorme, venoso, cappella viola gonfia di pre-sborra. Lo prendo in bocca. Succhio forte, gola profonda. “Cazzo, sì, succhia quel cazzo duro.” Ansima, mani nei miei capelli neri.
La Scopata Esplosiva nella Camera d’Hotel
Lo cavalco. Fica rasata che ingoia il suo uccello fino alle palle. “Più forte, pompa!” Urlo. Lui mi afferra i fianchi, sbatte dal basso. Schiocchi umidi, fica che squirta succo sul suo pube. Sudore salato sulla pelle, gusto in bocca. Clim ronzante, corpi appiccicosi. Mi gira, a pecorina. “Ti sfondo il culo?” “No, la fica prima! Riempi la mia passera italiana.” Entra di nuovo, cazzo che mi dilata. Colpi violenti, palle che sbattono sul clitoride. Vengo, urlo: “Sto venendo, cazzo!” Contrazioni che lo stringono. Lui non resiste. “Ti sborro in bocca.” Mi tira fuori, giro. Sperma caldo, denso, schizzi in gola. Ingoio tutto, lecco le ultime gocce. Sapore amaro, salato.
Ansiti. Cinque minuti. Doccia veloce, acqua bollente che lava il peccato. “È stato pazzesco,” dice, baciandomi. “Anonimo e perfetto.” Scendo in lobby, gambe molli, fica pulsante. Taxi per l’aeroporto. Finestrino, luci di Parigi sfrecciano. Ricordo il suo cazzo in bocca, il sapore di sborra, la libertà di fottere uno sconosciuto senza rimpianti. Lontana da casa, nessuno mi giudica. Solo piacere puro, urgente. Prossimo volo, sorriso sulle labbra. Chissà se lo rivedrò mai. Non importa. L’anonimo è il sale della vita.