Scalo Infuocato nel Lounge di Fiumicino: Sesso Selvaggio con uno Sconosciuto
Ero di ritorno dalle vacanze al mare in Sicilia, quel sole cocente che ti brucia la pelle, sale sulle labbra. Volo con scalo a Fiumicino, Roma afosa anche dentro l’aeroporto. Entro nel lounge VIP, aria condizionata che mi gela i brividi, sedili in pelle nera, morbidi e caldi al tatto. Mi siedo al bar, gonna leggera che sale sulle cosce, sudore che cola tra i seni. Ordino un prosecco ghiacciato, bollicine che pizzicano la lingua.
Lo vedo lì, solo in un angolo. Giovane, diciamo vent’anni, capelli neri mossi, occhi verdi scuri come abissi mediterranei. Straniero, accento francese misto a timidezza. Sta fissando il suo telefono, ma i suoi occhi saettano su di me. Sorriso mio, complice. ‘Posso unirmi?’ chiedo, voce bassa, sensuale. Annuisce, arrossisce. ‘Certo, bellezza.’ Parliamo di viaggi, di libertà lontani da casa. Nessun giudizio qui, solo l’urgenza dello scalo. Le sue mani tremano sfiorandomi il braccio, pelle d’oca. Sento il suo sguardo sul mio décolleté, capezzoli che si induriscono sotto la blusa sottile.
L’incontro casuale e la tensione che sale
La tensione monta veloce. ‘Hai mai baciato una italiana così?’ sussurro, labbra vicine alle sue. Lui no, balbetta. Lo bacio, lingua che invade la sua bocca calda, umida. Mani sue sotto la blusa, goffe ma curiose. ‘Toccami,’ gli dico. Slaccia il reggiseno, balconnet di pizzo nero. Le sue dita trovano il mio seno piccolo, rotondo. ‘Dio, è vivo, caldo,’ geme. pizzica il capezzolo, duro come pietra. Io gemo piano, ‘Sì, stringilo.’ La sua altra mano scivola sui miei fianchi, tocca la curva del culo. Pelle sudata, sapore di sale quando lecco il suo collo.
‘Vieni, non qui,’ dico, trascinandolo in un séparé isolato del lounge, tende pesanti, rumore ovattato dei motori in lontananza. Lo spingo contro il muro, abbasso la zip. Il suo cazzo salta fuori, duro, venoso, cappella gonfia. ‘Prima volta?’ rido, mano che lo avvolge, caldo pulsante. Annuisce, occhi spalancati. Lo masturbo lento, saliva che lubrifica. ‘Ora tocca a te.’ Gli apro le gambe, gonna alzata, mutande spostate. Dita sue sul mio pube rasato, tremano. ‘Sei bagnata fradicia,’ ansima. Infila un dito nella fica, caldo stretto. ‘Muovilo, lì, il clitoride.’ Geme forte quando lo trovo, gonfio sensibile. Io guido la sua mano, ‘Più veloce, cazzo.’
L’esplosione di piacere e l’addio anonimo
Non resisto. Lo giro, mi appoggio al lavandino di marmo freddo. ‘Fottimi ora, prima del volo.’ Entra piano, vergine stretto, mi riempie. ‘Oh merda, sì!’ ansimo. Spinge forte, ritmo urgente, palle che sbattono sul mio culo. Il suo dito ancora sul clito, frenaico. Vengo per prima, spasmi violenti, fica che lo stringe, liquido caldo che cola. ‘Sto venendo!’ grida piano, sborra dentro, fiotti bollenti. Odore di sesso, sudore, prosecco versato.
Ci rivestiamo veloci, respiri affannati. ‘Il mio volo parte,’ dico, bacio rapido, sapore di fica sulle sue labbra. Esco, anonymat totale, nessuno sa. Sul aereo, seduta al finestrino, sento ancora il suo sperma colarmi tra le cosce, tepore residuo. Libera, eccitata dall’ignoto. Chissà se ricorderà l’italiana del lounge.