La Mia Notte di Fuoco con uno Sconosciuto a Rimini
Mi chiamo Cristina, ho 45 anni, mora con curve generose che ancora fanno girare la testa. Sposata con Paolo da vent’anni, figlia grande. Lavoro come commerciale in materassi, sempre curata, sexy sotto i vestiti eleganti. Ma lontano da casa, mi lascio andare. Ero a Rimini per una fiera sul mare, caldo afoso italiano che ti bagna la pelle di sudore salato. Treno da Bologna, vibrazioni che mi eccitano già.
Arrivo stanca, hotel sul lungomare, aria di salsedine. Check-in, solo una camera prenotata per errore. La receptionist arrossisce, fiera piena, niente altro. ‘Vada per il letto extra’, dico, ma dentro fremono. Prendo la chiave, valigia in mano. Lounge VIP al piano terra, divani in cuoio morbido, luci basse, clim gelida che mi fa venire i brividi sulle tette. Mi siedo al bar, ordin un prosecco fresco. Lui è lì, alto, muscoloso, occhi viola intensi. Straniero? Italiano con accento del sud. ‘Buonasera, bella’, dice con sorriso da predatore. ‘Rimini ti sta bene addosso’. Ridiamo, chiacchieriamo di affari. Si chiama Riccardo, ingegnere per la fiera. Mani grandi, profumo di colonia speziata. Gambe accavallate, il suo ginocchio sfiora la mia coscia nuda sotto la gonna. Cuore batte forte, fica già umida. ‘Sei qui da sola?’, chiede, voce bassa. ‘Per ora sì’, sussurro, mordendomi il labbro. Tensione sale, urgenza del viaggio, domani parti. Nessuno ci conosce.
L’Incontro nel Lounge dell’Hotel sul Mare
Saliamo in camera, ascensore stretto, corpi vicini. Porta si chiude, clim fredda contro pelle calda. Mi bacia rude, lingua invade bocca, mani su culo strizzano forte. ‘Cazzo, sei bona’, ringhia. Strappo camicia, petto villoso, capezzoli duri. Lui slaccia reggiseno, tette libere, le succhia avido, morde capezzoli fino a far male bene. Gemo, ‘Sì, più forte’. Ginocchio tra gambe mie, strofina clitoride gonfio. Mutande zuppe, le butto. Mi sdraio sul letto king size, lenzuola fresche. Lui si spoglia, cazzo enorme, venoso, cappella viola gonfia. ‘Prendilo in bocca’, ordina. Obbedisco, lingo da base a punta, sapore salato pre-sborra. Succhio profondo, gola piena, lui ansima ‘Brava troia’. Mi gira, fica esposta, lecca buco bagnato, lingua ficca dentro, dito su culo. ‘Sei fradicia’, dice. Poi piega, cazzo spinge entrada, lenta all’inizio, allarga pareti. ‘Ahhh, spacca!’, grido. Pompa forte, palle sbattono culo, letto cigola. Mi gira a missionario, gambe spalancate, entra profondo, colpisce cervice. ‘Ti sfondo la fica!’, urla. Orgasmo mi travolge, squirto su lenzuola, muscoli pulsano. Lui continua, sudore salato gocciola su tette mie. ‘Vengo dentro?’, ansima. ‘Sì, riempimi!’, urlo. Sborra calda invade, fiotti infiniti, trabocca. Crolliamo, corpi appiccicosi, odore sesso nell’aria.
Mattina presto, luce filtra tende pesanti. Lui si alza nudo, cazzo semi-morso dondola, lo guardo ipnotizzata. Doccia veloce insieme, sapone scivola su pelli. ‘Devo partire’, dice baciandomi. ‘Anch’io, treno tra un’ora’. Niente numeri, anonimato totale. Esco hotel, sole picchia, salsedine su pelle, fica indolenzita ma felice. Sul treno, vibrazioni riaccendono ricordi: quel cazzo mostruoso, sborra dentro, libertà assoluta. Lontano da casa, nessuno giudica. Sorrido, mano tra cosce, già sogno prossimo viaggio.