La Mia Notte di Fuoco con l’Artista Sardo in Vacanza
Ero in vacanza in Sardegna, sola, lontana da tutto. Il sole cocente sulla pelle, il sale che pizzica sulle labbra dopo un bagno in quel mare cristallino. Ballavo la tenore in un paesino sul mare, sudata, il vestito leggero appiccicato al corpo. Lì l’ho visto: un uomo sulla sessantina, vestito di bianco, elegante, con un sorriso da predatore. Si chiamava Roberto, ma si faceva chiamare Bob nell’ambiente artistico. ‘Posso unirmi?’, ha chiesto, sedendosi al nostro tavolo senza aspettare. Io, già un po’ brilla di Cannonau, ho annuito. Lui ha offerto un cocktail forte, alcolico, che bruciava in gola come il desiderio represso.
Parlava di pittura, foto, corpi nudi sublimati. Io ascoltavo, le cosce che si stringevano sotto il tavolo. La sua mano sfiorava la mia per caso, o no? ‘Vieni a vedere il mio atelier, è qui vicino’, ha detto. Esitazione. ‘Solo cinque minuti’. Le stradine strette, l’odore di salsedine e gelsomino. La sua villa moresca, lambita dalle onde. Dentro, foto erotiche: donne e uomini esposti, vulve gonfie, cazzi eretti, ma artistici. Mi ha eccitata subito. ‘Vuoi posare?’. Il cuore batteva forte. ‘Io… sì, ma solo io’. Mi sono spogliata piano, il reggiseno che cadeva, le mutandine umide già.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
L’aria calda dell’atelier sotto i tetti, i riflettori che scaldavano la pelle. Mi sono sdraiata sul divano rosso logoro, gambe aperte. Bob si è avvicinato nudo, corpo abbronzato e depilato, cazzo semi-eretto che dondolava. ‘Ho un olio per uniformare l’abbronzatura, da África, afrodisiaco’. L’ha spalmato sui seni, capezzoli duri che pungevano. ‘Oh, scalda…’, ho gemito. Mani esperte sul culo, un dito che scivolava tra le natiche, sfiorando l’ano. Mi sono inarcata. ‘Gira, cambrati’. Ginocchia al petto, fica esposta, bagnata fradicia. ‘Mettilo ovunque’, ha ordinato, passandomi l’olio. Le mie dita sulla clitoride, dentro la figa gonfia.
Sesso Intenso e il Ricordo sul Volo di Ritorno
Non ce l’ho fatta più. ‘Scopami, Bob’. Lui ha sorriso, cazzo duro come ferro, più grosso del mio ex. Mi ha presa da dietro sul divano, spinte violente, palle che sbattevano sul mio clito. ‘Cazzo, sei stretta, troia in vacanza’. Io urlavo: ‘Più forte, fammi venire!’. La figa pulsava, succhiava il suo uccello. Mi ha girata, leccato la fica, lingua dentro, succhiando i succhi. Poi in bocca: ‘Succhia, puttana’. Gola profonda, saliva che colava. Mi ha sfondata di nuovo, missionario, tette che rimbalzavano. ‘Nel culo?’. ‘Sì, piano, è grosso’. L’olio ha aiutato, bruciava delizioso, mi sono sborrata analmente, ano che si contraeva sul suo cazzo.
Abbiamo scopato ore, sudati, odore di sesso e champagne. Mi ha riempita di sborra in bocca, ingoiata tutto. Esausta, nuda sul billard verde, pelle appiccicosa di olio e sudore. ‘Domani il volo per Milano’, ho detto. Lui ha riso: ‘Perfetto, un segreto’. All’alba, ho lasciato l’atelier, gambe molli, figa dolorante ma soddisfatta. Sul volo, seduta in economy, il rombo dei motori, ho rivissuto tutto: il suo cazzo in bocca, le spinte nel culo, l’anonimato totale. Nessun nome vero, nessun rimpianto. Lontano da casa, tutto è permesso. Ancora eccitata, ho sfregato le cosce, sognando la prossima avventura.