La Mia Follia Erotica nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Ero a Fiumicino, in attesa del volo per Ibiza. Vacanze al mare, finalmente libera da tutto. L’aria condizionata del lounge VIP mi accarezzava la pelle sudata dal caldo romano, quel sole italiano che ti brucia anche a maggio. Indossavo un vestitino leggero, senza reggiseno, i capezzoli che sfregavano contro il tessuto. Mi siedo al bar, il cuoio del divanetto appiccicoso sotto le cosce.
Lui era lì, un tipo alto, occhi azzurri, forse tedesco, camicia sbottonata che mostrava pettorali abbronzati. I nostri sguardi si incrociano. Sorrido, lui ricambia. ‘Posso offrirti un drink?’, dice con accento straniero. Ordiniamo prosecco, il ghiaccio che tintinna nei bicchieri. Parliamo di viaggi, ma l’aria è elettrica. Sento la sua gamba sfiorare la mia, un brivido mi sale dalla fica. ‘Sei italiana, vero? Così sensuale…’, mormora, la mano che sfiora il mio ginocchio. Io arrossisco, ma allargo un po’ le gambe. L’urgenza del volo imminente ci eccita: nessuno ci conosce, domani saremo lontani.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
La tensione esplode. ‘Vieni con me’, gli dico, trascinandolo verso i bagni privati del lounge, quelli per VIP con porta che si chiude a chiave. Entriamo, il rumore dei motori in lontananza, la clim che ronza. Lo bacio vorace, la sua lingua dura nella mia bocca. Sento il suo cazzo gonfio contro la pancia. ‘Cazzo, sei duro da morire’, gli sussurro, palpandolo attraverso i pantaloni. Lo tiro giù le zip, esce quel mostro venoso, cappella rossa e lucida di pre-sborra.
Mi metto in ginocchio sul pavimento freddo, il cuoio delle sue scarpe che mi sfiora le ginocchia. Gli tiro giù i pantaloni, le palle pesanti che pendono. Lecco tra le palle, assaporo il sudore salato, come mare italiano. Gliele succhio una per una, lui geme: ‘Oh sì, troia italiana…’. La mia mano sinistra va tra le mie cosce, la fica fradicia, dita che entrano e escono con schiocchi umidi. Con la destra lo sego piano, su e giù.
Vedo un bicchierino di espresso sul lavandino, lo prendo. Ne verso una goccia sulla cappella, lecco via il caffè amaro misto al suo sapore. ‘Ti piace, eh porco?’, dico ridendo. Lui ansima. Mi alzo un attimo, mi levo il vestitino, tette sode che rimbalzano. Le premo sul suo cazzo, lo masturbo con le mammelle, capezzoli duri che sfregano la vena.
Il Sesso Selvaggio e l’Addio Anonimo
‘Allarga le chiappe’, ordino. Si gira, mani al muro. Lecco il suo culo, lingua che gira intorno all’ano stretto, lo penetro piano. Lui trema, ‘Fottimi con la lingua!’. Infilo un dito bagnato di saliva, lo muovo dentro, mentre con l’altra mano lo branlo veloce. La mia fica pulsa, mi dedo forte, gemo sulla sua pelle.
‘Pisciami addosso, dai’, gli dico eccitata, in piedi con tette offerte. Afferra il cazzo, il getto caldo mi bagna i capezzoli, cola sul ventre fino alla fica. ‘Sììì, caldo e salato!’, grido, sfregandomi. Apro la bocca, ingoio l’ultimo spruzzo. Ora inginocchiata di nuovo, lo succhio profondo, gola che si contrae, labbra sulle palle. ‘Vengo, cazzo!’, urla. Sborra densa mi riempie la bocca, ingoio tutto, il resto lo spalmo sulla fica e mi masturbo fino all’orgasmo, tremando.
Ci rivestiamo veloci, sudati, odore di sesso e caffè. ‘Il mio volo…’, dico baciandolo un’ultima volta. Esco, torno al gate, le cosce appiccicose di sborra e piscia. Sul aereo, seduta con vibrazioni dei motori, rivivo tutto: il suo cazzo in bocca, l’anonimato perfetto. Nessun nome, solo piacere puro. Chissà se lo rivedrò mai. La mia fica sorride ancora.