Il Mio Trio Selvaggio in Vacanza sulla Costa Adriatica
Ero partita con la mia amica Elena per una settimana di relax sulla costa adriatica. Una casetta in pietra vicino al mare, vigneti intorno, piscina privata. Lontane dai nostri ragazzi a Roma, ci sentivamo libere, pronte a tutto. Il sole scottava, l’aria profumava di salsedine e pini.
Prima mattina in spiaggia, sabbia fine e calda sotto i piedi. Solo un’altra ragazza lì, sui trent’anni, in bikini minuscolo, leggeva. ‘Buongiorno’, le dico passando. Lei alza gli occhi verdi, sorride. Niente di più. Torniamo a casa per pranzo, io in mutandine bagnate, tette al vento, Elena prepara insalata.
L’incontro casuale e la tensione che sale
Sento voci dal sentiero. ‘C’è nessuno?’ Mi infilo il kimono, esco. È lei, Carla, la tipa della spiaggia. ‘Devo telefonare, i miei amici non arrivano’. Entro, la lascio chiamare. Vestitino rosso aderente, pelle abbronzata, capelli corti. ‘Hanno rinviato. Posso unirvi per pranzo?’
Mangiamo chiacchiere e vino locale. Ride tanto, è fotografa da Milano. ‘Resto fino a stasera, se non vi dispiace’. Dopo, piscina. Togliamo kimono, lei si spoglia in perizoma. Acqua tiepida ora, corpi lucidi. Esco, mutande trasparenti, la mia figa nera si vede tutta. Lei fissa, sorride.
‘Dispiace se vi fotografo?’. Leica in mano, scatta. Noi ci stendiamo sui lettini, posiamo vogliose. ‘Avvicinatevi’, dice. Io dietro Elena, le massaggio la schiena come con l’olio. Mani scivolose sul suo culo sodo. ‘Brave, continua’. Le tocco i seni, capezzoli duri. Lei geme piano.
La tensione sale, vino in testa, sole che brucia. ‘Ora sul ventre’, dico a Elena. Le infilo la mano nelle mutande, toco il monte di Venere rasato. Bagnata fradicia. Lei appoggia la testa alla mia spalla, occhi chiusi. Carla scatta close-up sulla mia mano che entra ed esce dalla sua fica gonfia.
Il sesso esplosivo e il ricordo bollente
Non resisto, tiro Carla. Bacio vorace, lingue che si intrecciano, sapore di vino e sale. Elena tira giù il perizoma di Carla, figa stretta con striscia di peli. ‘Vieni qui’, le dice, e la fa sedere sul lettino. Lecca la clitoride, succhia forte. Carla geme: ‘Sì, lecca la mia fica, troia’.
Io tolgo le mutande a Elena, dita dentro, tre, pompo veloce. Lei mi bagna la mano, urla. Carla si gira, mi spinge le tette in faccia: ‘Succhiale, mordi i capezzoli’. Le mordo, le tiro. Poi mi sdraio, loro due su di me. Elena mi lecca la figa, lingua dentro, assapora il mio succo. Carla mi infila dita nel culo, piano, poi forte.
Ci strofiniamo fiche una contro l’altra, umide, scivolose. ‘Scopami con la lingua’, grido a Carla. Lei lo fa, succhia il clitoride gonfio, lo vibra. Elena mi bacia, saliva mista. Orgasmiamo tutte, urla, corpi che tremano, liquidi che colano. Sudore, odore di fica, piscina che puzza di sesso.
Rimaniamo nude tutto il pomeriggio, carezze pigre. Carla parte la sera dopo, bacio d’addio. ‘Torna’, le dico. Io prendo il treno per Roma il giorno dopo. Seduta, finestrino vibra, rivivo tutto: il suo sapore salato sulla pelle, il clac dell’otturatore, le fiche bagnate. Lontano da casa, nessuno sa. Anonimato totale, brividi eterni.