La Mia Notte di Fuoco con l’Ingegnere Francese in Germania
Ero partita da Milano per Monaco, un lavoro come interprete per una ditta francese. Thierry, l’ingegnere, alto, solido, con quell’aria da maschio francese sicuro. Il capo me l’ha presentato: ‘Sofia, lei è la tua traduttrice italiana, esperta in tecnico’. Lui mi stringe la mano, ferma, calda. ‘Piacere, spero ci divertiremo’. Io sorrido, ma dentro già sento quel brivido. Prendiamo la Mercedes aziendale, sedili in cuoio che scricchiolano sotto il mio culo. Autostrada, motori che ruggiscono, aria condizionata che mi gela le tette sotto la camicia. Parliamo poco, banalità sul meteo, ma i suoi occhi scivolano sul mio tailleur grigio, sulle mie cosce accavallate.
Arriviamo in hotel, stanze vicine, lobby con luci soffuse, odore di caffè e cuoio. Ci cambiamo per cena. Io mi sciolgo i capelli, metto un vestito nero attillato, tacchi che mi inarcano la schiena. Lui bussa, mi guarda stupito: ‘Sei… diversa. Bellissima’. Ceniamo, vino tedesco forte, discutiamo lavoro. Domani demo della macchina, ma l’aria si scalda. ‘Sei single?’, mi chiede. ‘Sì, e tu?’. Ride, ‘Libero come il vento’. Passeggiamo in città, freddo che punge la pelle, mani che sfiorano per caso. Rientriamo, bacio sulle guance, ma il suo fiato sa di desiderio.
Il Viaggio e la Tensione che Sale
Giorni intensi al cliente, io traduco veloce, lui spiega con passione. Serate libere, tensioni che montano. Ultima cena, festa aziendale, alcol che scorre. Lui beve troppo, barcolla. ‘Ti accompagno’, dico. In ascensore, corpi vicini, suo cazzo già mezzo duro contro la mia coscia. Entro nella sua stanza, clim gelida, lenzuola fresche. Lo aiuto a spogliarsi, slip tesi sul suo uccello spesso, vena pulsante. ‘Sofia…’. Mi tira sul letto, goffo ma affamato. Le sue mani sotto la gonna, fianchi duri. ‘Cazzo, sei bagnata’, mormora sentendo le mie mutande umide.
Non resisto. Gli abbasso i boxer, prendo quel cazzo in mano, grosso, cappella viola gonfia di pre-sborra salata. Lo lecco, gusto di uomo, muschiato. Lui geme, ‘Suce-moi, troia italiana’. Lo infilo in bocca, succhio forte, gola profonda fin quando tossisco. Mi strappa il vestito, reggiseno vola, tette libere, capezzoli duri come sassi. Mi lecca i nicoli, morde, succhia. Mano in fica, dita che scavano la mia carne fradicia, clitoride che pulsa. ‘Voglio scoparti’, ringhia. Mi gira, a pecorina, cazzo che spinge contro le labbra gonfie. Entra di colpo, ‘Ahhh, stretta!’. Pompa duro, palle che sbattono sul mio culo, sudore salato sulla pelle.
La Passione Esplosiva e l’Addio Anonimo
Io urlo, ‘Più forte, riempimi!’. Mi sbatte come un animale, fica che schizza succhi, odore di sesso che riempie la stanza. Mi fa girare, gambe spalancate, mi incula il clito con la lingua mentre dita in culo. ‘Vieni, puttana’. Esplodo, orgasmo che mi squassa, pareti che stringono il suo cazzo. Lui accelera, ‘Sto per sborrare!’. Tiro fuori, sperma caldo che mi inonda tette e viso, gusto amaro in bocca mentre lecco. Crolliamo, corpi appiccicosi, cuori che martellano.
Al mattino, lui dorme ubriaco. Lascio un biglietto: ‘Dimentica, è stato pazzesco ma addio. Sofia’. Esco piano, aria fredda dell’alba, valigia in mano. Treno per l’aeroporto, finestrino vibra col motore, sole pallido che sorge. Rivivo tutto: quel cazzo in gola, la fica distrutta, l’urgenza di estranei lontani da casa. Nessuno sa, anonimato puro. Torno in Italia, libera, eccitata dal ricordo. Chissà, un altro viaggio…